Gli anni in tasca
Dedicata a tutti i lettori, dai 10 anni in poi
Il ragazzo è impegnato a crescere
A metà delle vacanze in colonia al mare, la mamma prendeva il treno e la domenica veniva a trovarmi, ma io mi sentivo abbandonato. La stessa sensazione che avevo a casa: l’impressione era che la nonna mi trattasse male e che desse sempre ragione a mio fratello che a scuola aveva ottimi voti.
La mamma era severa e mi dette un grande dispiacere quando, avendo io chiesto di leggere Il giornalino di Giamburrasca, me lo negò, dicendomi che il protagonista del libro era un monello e che era troppo pericoloso per me conoscere le sue avventure.
L’estate del lianto
Eravamo, da sempre, fedeli del culto del dio degli alberi, adoratori dell’immenso lianto che, con le radici nel giardino dei Rizzi, vicino al muretto che divideva il nostro territorio dal loro, spingeva i suoi splendidi rami fino al cielo, accogliendo sinfonie di uccelli, barbagli del tramonto, raggi argentei della luna.
L’adoravamo davvero, il nostro arboreo protettore, tanto da non pronunciare mai l’altro suo nome, quello di toccacielo, perché ci sembrava volgarotto, dato che i maestri dicevano continuamente, come una misteriosa litania, «guardare e non toccare».
Miralat
Il fatto poi che andassi in giro vestito da fatina, lo considero assolutamente trascurabile. Fra i miei parenti nessuno di sicuro si era mai vestito così, se era un maschio, ma i tempi stavano cambiando e,come diceva una mia saggia amica, “Oggigiorno ognuno si veste un po’ come gli pare”. Io avevo un mio personale senso dell’abbigliamento, tutto qui. Vuoi mettere un bel completo da fata rispetto all’uniforme del principe di Cenerentola?

