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Gli anni in tasca

Dedicata a tutti i lettori, dai 10 anni in poi

Casa Demòn

La Chicca, cioè la sorella del Mugi, era la mia amica-amica. Tutte nel cortile avevamo un’amica-amica che periodicamente cambiavamo. Le simpatie procedevano un po’ come le stagioni: era naturale cambiarle, rinnovarle, lasciarle e riprenderle. Io, la Chicca e il Mugi formavamo un trio autonomo al di là delle amiche-amiche. Non dovevamo sforzarci per divertirci o inventare cose particolari. Ci bastava stare insieme. Soprattutto col brutto tempo.

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Super 8

Un’estate del 1973, mia madre sistemò una sdraio sul patio della nostra casetta verde alla periferia di Seattle e lesse tutti i libri del dottor Spock. Il dottor Spock era un pediatra molto in voga in quegli anni di grandi sconvolgimenti culturali. Riassunta in soldoni la teoria di questo dottore è: ai bambini bisogna lasciar fare tutto quello che vogliono. Così mia madre decise di lasciarci crescere nella più assoluta libertà. Nella nostra infanzia, grazie al dottor Spock, siamo stati dei selvaggi. Potevamo dipingere sui muri.

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Anni Settanta. Venti di libertà soffiano sul mondo, accendendo nelle persone nuove speranze, idee, emozioni. Ma anche paure, inquietudini, disagi prima del tutto sconosciuti.

Il ragazzo è impegnato a crescere

A metà delle vacanze in colonia al mare, la mamma prendeva il treno e la domenica veniva a trovarmi, ma io mi sentivo abbandonato. La stessa sensazione che avevo a casa: l’impressione era che la nonna mi trattasse male e che desse sempre ragione a mio fratello che a scuola aveva ottimi voti.
 La mamma era severa e mi dette un grande dispiacere quando, avendo io chiesto di leggere Il giornalino di Giamburrasca, me lo negò, dicendomi che il protagonista del libro era un monello e che era troppo pericoloso per me conoscere le sue avventure.

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Il ragazzo è impegnato a crescere

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Cosa succede quando per genitori hai un preside e una insegnante? Quando tua nonna non è una buona vecchina, ma una comandona con un caratteraccio tremendo? Quando i compagni di scuola ti

L’estate del lianto

Eravamo, da sempre, fedeli del culto del dio degli alberi, adoratori dell’immenso lianto che, con le radici nel giardino dei Rizzi, vicino al muretto che divideva il nostro territorio dal loro, spingeva i suoi splendidi rami fino al cielo, accogliendo sinfonie di uccelli, barbagli del tramonto, raggi argentei della luna.
 L’adoravamo davvero, il nostro arboreo protettore, tanto da non pronunciare mai l’altro suo nome, quello di toccacielo, perché ci sembrava volgarotto, dato che i maestri dicevano continuamente, come una misteriosa litania, «guardare e non toccare».

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L’estate del lianto

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In una Bologna piena di ombre e di luci, si muove una folla di personaggi straordinari, sospesi fra realtà e immaginazione: la bellissima Esmeralda, figlia dello zingaro Barone; il diabolico Striga

Miralat

Il fatto poi che andassi in giro vestito da fatina, lo considero assolutamente trascurabile. Fra i miei parenti nessuno di sicuro si era mai vestito così, se era un maschio, ma i tempi stavano cambiando e,come diceva una mia saggia amica, “Oggigiorno ognuno si veste un po’ come gli pare”. Io avevo un mio personale senso dell’abbigliamento, tutto qui. Vuoi mettere un bel completo da fata rispetto all’uniforme del principe di Cenerentola?

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