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Un, due, tre, meraviglia

I giorni della poesia: raccolgo, disegno, scrivo… un centinaio di taccuini gialli

Scuola Primaria G. D’Annunzio, Traversetolo (PR), con Monica Monachesi e Silvia Vecchini

[di Monica Monachesi]

Con la scuola Primaria G. D’Annunzio di Traversetolo, negli anni, ho avuto più volte la possibilità di contribuire a progetti didattici sulla fiaba e sulla poesia ai quali ha collaborato anche Silvia Vecchini, proponendo alle classi e alle insegnanti laboratori di scrittura e momenti di formazione (lo avevamo raccontato qui).

L’anno scorso abbiamo immaginato insieme alle insegnanti un percorso rivolto alle quattro classi terze, Un, due, tre, meraviglia, suddiviso in tre fasi, Raccolgo. Disegno. Scrivo: ogni classe avrebbe prima esplorato la natura con la propria insegnante, poi dipinto con me, infine scritto poesia con Silvia Vecchini.

La scuola di Traversetolo, in questi anni, si è arricchita di nuovi alberi, arbusti e piante aromatiche, e il piccolo parco che la circonda è molto stimolante per l’osservazione della vita naturale: dalle cicorie in fiore alle cicale, alle farfalle e altri impollinatori, dalle lucertole alle mute di serpente, dagli strobili di cedro del Libano alle disamare di acero, fino a noci, nocciole e ghiande, rametti, foglie e cortecce. 

Il punto di partenza del percorso, quindi, sarebbe stata l’esperienza immersiva in questa natura che quotidianamente circonda gli alunni, per poi proseguire con l’esplorazione dell’estetica dei linguaggi della raccolta poetica Tutto il mondo parla (Topipittori, 2026), testi di Silvia Vecchini e illustrazioni di Vessela Nikolova.

Come ho progettato il mio intervento di disegno?

Come sempre, ho confidato nel libro e nel lavoro degli autori e dell’editore. So che un buon libro, se letto (o ascoltato) bene, può portarti lontano, dove non avresti mai immaginato. È questo generalmente il mio modo di progettare le attività.

Osservando con grande attenzione il lavoro svolto da Vessela Nikolova per Tutto il mondo parla, mi sono resa conto di quanto il disegno a grafite sia bello e immediato e di quante cose, da solo, sappia esprimere. Poi ho subito pensato a quanto siano significativi e incisivi i disegni dei bambini quando ritraggono la natura dal vero. Allora ho deciso di partire proprio da qui: avrei chiesto ai bambini di disegnare gli elementi naturali che più preferivano tra quelli precedentemente raccolti con le loro insegnanti.

Anche per la realizzazione dei supporti sui quali i bambini avrebbero disegnato e scritto, una sorta di taccuino, ho preso ispirazione dal libro di Vecchini e Nikolova. Avrei chiesto ai bambini di riempire di tempera i fogli che avrebbero poi costituito le pagine dei taccuini. La texture irregolare della pittura mi sembrava in grado, infatti, di rappresentare il mutare dei giorni e delle stagioni, i cambi di luce e la mobilità di ogni cosa. E le pagine così colorate sarebbero state lo spazio perfetto per accogliere le poesie dei bambini, che fossero disegnate o di parole.

Dato che volevo lavorare sulle poesie presenti nella sezione dell’estate di Tutto il mondo parla, ho scelto senza alcuna esitazione il colore giallo per lo sfondo delle pagine dei taccuini. Questi, infatti, sono i versi che aprono la stagione estiva nel libro:

La poesia viene

come un’ape al polline

del cuore

quando si apre

e vuol capire

cosa c’è in un altro fiore.

La poesia fa il miele,

fa fiorire

a lunghissima distanza

ti fa seme, tu fai frutto

anche al chiuso

di una stanza.

Ma come riuscire a far dipingere 25 bambini e terminare tutto in un incontro di meno di due ore?

Fondamentale è stata, oltre alla collaborazione con le insegnanti, l’aula attrezzata in cui ho svolto l’attività con ciascuna classe, una dopo l’altra. L’allestimento dello spazio è un aiutante magico che agisce al fianco di chi insegna.

E poi ci sono state le poesie ovviamente, le vere protagoniste. Ho cominciato l’attività leggendone alcune ad alta voce e le ragioni della scelta del giallo si sono fatte subito evidenti a tutti: abbiamo parlato di polline, di fiori di carota selvatica (che è nutrice del bellissimo Macaone), di scuotere i capelli e di seminare trilli. Il giallo era proprio il colore giusto.

 

Poi siamo passati alla realizzazione dei taccuini. Il procedimento era abbastanza semplice: ogni bambino doveva dipingere di giallo due fogli A3, esplorando così il gesto pittorico e scoprendo la meraviglia del monotipo, piegarli e poi tagliarli in modo da formare più pagine. Infine, per aggiungere al giallo delle pagine un tocco di trasparenza, abbiamo creato le copertine con la carta da lucido. Ognuno ha scritto il titolo a mano, in grafite.

Per me è molto importante utilizzare nelle attività materiali semplici che valorizzino ciò che i bambini creano. Materiali troppo vistosi, elaborati e artificiali rischiano di appiattire tutto. 

D’altronde, è questo l’invito che Tutto il mondo parla rivolge ai suoi lettori: fidati, osserva, accorgiti, disegna, scrivi. Basta ciò che ti circonda.

Con qualche piccolo accorgimento da parte mia, i bambini sono stati capaci di confezionare i taccuini nel tempo stabilito, sperimentando la libertà di espressione, la precisione e l’attenzione necessarie per la cura del lavoro, la possibilità di accogliere l’imprevisto come dono prezioso, e la capacità di sorprendersi per ciò che il colore è in grado di fare. Ognuno si è ritrovato con le proprie pagine gialle, diverse da quelle degli altri: spazi perfetti per immaginare.

Con alcune classi sono riuscita ad avviare anche la fase del disegno, ma la maggior parte ha disegnato sul taccuino solo in seguito, con la propria insegnante.

La creazione del taccuino, però, era ciò che mi interessava di più, perché, come suggerisce sempre la raccolta di Vecchini e Nikolova, è tutto ciò che serve per scrivere e disegnare quello che si incontra di giorno in giorno dentro le stagioni. Uno spazio tutto nostro dove poter dire:

nella pozzanghera

volava nuotando

un pesce nuvola

ma poi l’ho detto

soltanto al quaderno di poesia.

All’incontro successivo con le classi c’era anche Silvia Vecchini. Seduti su seggiole gialle, i bambini avevano ciascuno il proprio taccuino, con dentro custodita già un po’ di poesia.

Silvia, attorniata dai suoi libri, ha letto, raccontato e ascoltato, mentre sulla LIM scorrevano le sue foto d’infanzia, quelle presenti nel romanzo autobiografico C’è questo in me (Topipittori, 2019).

A poco a poco è cresciuta in ciascuno la voglia di scrivere, ma i taccuini non sono stati usati subito. Silvia ha portato i bambini all’aperto e li ha invitati a scrivere su fogli di brutta, seduti sulle panche in mezzo alle siepi, le parole che venivano loro in mente a partire da questi due versi:

Quando senti l’estate arrivare

metti tra le cose da fare…

E ognuno ha scritto le proprie “cose da fare”, che Silvia ha poi raccolto, proprio come dei fiori di campo, e le ha unite a comporre una poesia collettiva. Il momento è stato immortalato con una mini polaroid.


Ecco qui la poesia collettiva:

Quando senti l’estate arrivare

metti tra le cose da fare

pedalare con le tue sorelle

andare in bici e fare un giretto in strada

o una passeggiata con i cani

fermarti

stare in silenzio sul balcone di casa

dar da mangiare ai pulcini e alle galline

dar da mangiare agli uccelli così canteranno

ascoltare il cinguettio

il rumore dei picchi

le molte zanzare

il canto dei grilli nei campi

il ronzio delle api

sdraiarti sul prato

togliere i petali delle margherite giocando a mamma papà figlio

osservare furtivamente gli animali selvatici

prendere le lucertole per la coda

mangiare ghiaccioli alla fragola

sdraiarti in terrazza con tua sorella a guardare le stelle

guardare di notte le stelle brillanti

le stelle cadenti

la luna rossa

tornare in Thailandia

andare in montagna 

per lunghe camminate stancanti 

pescare di notte con il tuo amico

andare in collina con tuo papà

al centro estivo con gli amici

al grest

al campo estivo con gli scout

mangiare le pesche

l’anguria

il melone

saltare sugli scivoli

stare con i sandali

stare a piedi scalzi sul prato

fare una doccia rinfrescante

salire sull’alto ciliegio dei nonni

guardare gli alberi più belli

accarezzare il mio cane

i gattini

tagliare l’erba

tagliare i capelli

giocare con la pistola ad acqua insieme a tua sorella

andare in macchina al mare con i tuoi genitori

immergerti nell’acqua

fare un bel tuffo con il tuo costume a quadretti rosa e bianco

fare a gara con le onde

disegnare il mare

sentire il suo profumo

mangiare in spiaggia

sentire il calore sudare giocare con la maglietta di Buffon

far ridere tuo fratello Miguel a crepapelle

essiccare le foglie verdi

mangiare le more a Cronovilla

andare in Puglia

stare con i cugini

tornare in India

andare in Moldavia a mangiare i lamponi

e la zeamă 

invitare la bisnonna peruviana

far venire i parenti urugagi

Hola, ¿cómo estás?

Tornati in classe, pensavamo fosse tutto concluso, invece non era che appena cominciato. Come ci ha ricordato Silvia nel salutarci, la poesia:

fa fiorire

a lunghissima distanza

ti fa seme, tu fai frutto

anche al chiuso di una stanza.

Così ci ha dato il necessario per continuare e… abbiamo fatto frutto.