Fin da piccolina la lettera erre fu il mio peggior nemico

E con questo martedì termina il nostro omaggio ai 10 anni della collana Gli anni in tasca, nata nel 2009, che nel 2010 ha vinto il Premio Andersen come miglior collana di narrativa con questa motivazione: Per aver proposto con sagace rigore, in un momento editorialmente non facile, un'idea nuova di collana. Per essersi affidata a una pluralità di voci, di esperienze, di eco, di generazioni capaci di rendere al meglio l'avventura faticosa ed esaltante, stupefacente talvolta, della crescita, della scoperta di sé e degli altri. Oggi vi proponiamo Non ero iperattivo, ero svizzero. Storie rapidissime di ragazze e ragazzi, a cura di Manuel Rossello, professore di scuola secondaria a Lugano, che da anni invita i propri studenti alla scrittura autobiografica con ottimi risultati. Un professore colto e appassionato, di vaste, libere e ampie letture come mostrano le tre citazioni in esergo a questo libro delizioso:  L’infanzia è l’unico periodo della vita in cui accade qualcosa di serio. Dopo è quasi solo conformismo. (Marcel Proust); Più preziosa di tutti i tempi, allegra o triste che sia, è l’infanzia. (Hermann Hesse); Ogni tanto vorrei avere l’idea del tempo che hanno i bambini. (Niels Bohr). Dal suo archivio di scritture proviene la selezione di racconti brevi del libro, flash su quelle età, ordinarie e straordinarie, che sono l'infanzia e l'adolescenza, per ognuno di noi uniche, ma anche comune denominatore della nostra specie. Le voci con cui oggi chiudiamo questo festeggiamento, dunque, sono quelle dei ragazzi: giovani cacciatori di proprie, recentissime, memorie. Voci che stupiscono per  vivacità, freschezza, immediatezza, profondità, verità, ironia. Con questo volume la collana ha inaugurato la nuova veste grafica, curata da Anna Martinucci, con le bellissime copertine di Fulvia Monguzzi. Buona lettura.

Quand’ero piccolo la notte mi spaventava. Nelle ombre che si formavano in camera mia credevo di vedere delle creature o degli oggetti di morte. Allora mi nascondevo sotto le coperte sperando che quelle visioni sparissero. Ma se non erano le ombre, a spaventarmi erano i miei sogni contorti, insensati e pazzi.

Alfredo

Non ho mai voluto una tata perché l’idea di essere a letto e lei di sotto a mangiare patatine e bere Coca Cola mi faceva impazzire di rabbia.

Andrea

La mattina, appena mi alzavo, sentivo il profumo del latte e dei biscotti caldi. Invece quando tornavo dall’asilo sentivo l’odore di Macchia, il mio coniglietto, oppure il profumo di mia mamma.

Clara

Avevo dieci anni ed ero eccitato perché quel giorno avrei visto Ibrahimovic da vicino. Mia mamma mi disse: «Vedrai quel nasone solo se metti a posto la tua camera!». Accettai la sfida e mi diressi verso la mia stanza. Sembrava un porcile alla fine di una festa di minorenni. Vestito come una donna delle pulizie, iniziai a sistemare quella baraonda, ma dopo un po’ mi stufai e caccia tutto sotto il letto e dentro l’armadio. Quando mia mamma entrò per controllare e urlò «Dennis!!!!!», non mi restò che fuggire dal balcone.

Dennis

Era una mattina dura, dovevo andare all’asilo, ma odiavo le maestre. Appena arrivati, mia mamma mi disse che entrava anche lei, ma non entrò. Era solo per convincermi a inoltrarmi in quell’inferno. Allora mi arrabbiai molto e cominciai a picchiare tutti, comprese le maestre. Loro mi ripetevano che stava per arrivare, ma non era vero. Picchiai contro il vetro della porta e gridai, ma niente. Dopo un po’ mi addormentai e nessuno sentì più le mie urla. E le maestre vissero felici e contente.

Stefano

Ero in seconda elementare, lui in terza. Avevo una paura matta di quel bambino. Ogni volta che mi vedeva nel cortile mi rincorreva. Finché un giorno riuscì a prendermi, mi buttò a terra e mi strinse il collo. Per un mese, a ricreazione, mi nascosi nei bagni dalla paura.

Jasmine

Il mio primo ricordo è più nitido di uno specchio. Vedo come se fosse oggi il camino del nostro salotto. Sulla mensola c’erano delle bocce musicali con i più svariati personaggi: renne, omini strani, pupazzi di neve, casette bianche, cammelli. Ne indicavo una col ditino e mio papà tenendomi in braccio girava una manovella che faceva partire la melodia. Io ridevo per tutto il tempo della musica e appena finiva una canzoncina ne chiedevo un’altra, senza stancarmi mai.

Federica

Eravamo in vacanza nel nostro minuscolo camper. A mia mamma venne l’idea di fare le banane flambé. Vi lascio immaginare il seguito.

Alessandro

Ho due fratelli e due sorelle. Non sono tutti diretti, è troppo complicato da spiegare. Da piccola litigavo spesso con Giorgio, il maggiore. C’erano giorni che ci rincorrevamo per casa urlando e saltandoci addosso per ore. Invece con Anna il nostro insulto preferito era «assomigli a Paris Hilton, fai tutto come lei!».

Annalisa

La maestra più odiata della scuola camminava come se avesse un palo nella schiena. Ogni giorno aveva una pelliccia diversa e per questo gli animali la detestavano. Infatti una volta un uccello le defecò in testa e un’altra uno scoiattolo la aggredì. Un giorno dovetti “leccarle i piedi” per non essere segnato sul registro.

Dennis

Servivo da chierichetto nella chiesa del mio paese. Tutte le sante domeniche ero lì sull’altare con il vestitino rosso e con mia nonna che non smetteva un attimo di fotografarmi. Sopportavo questa situazione solo perché dovevo fare la Prima Comunione e la Cresima. Alla fine, però, ebbi la soddisfazione di essere nominato capo chierichetto del paese.

Brian

La tombola era la droga di mia nonna. Una domenica mi portò con sé nel salone dove andava a giocare abitualmente. La mia cartella era pietosamente disgustosa. Poi non so cosa successe, ma a un certo punto mi resi conto d’aver vinto cento franchi. Però lei mi diede un Chupa Chups e si tenne i soldi.

Michele

Ricordo che da bambino ero simile a una scimmia, non per la peluria o la puzza, ma perché ero capace di arrampicarmi ovunque. Iniziai scalando gli stipiti delle porte, poi passai agli alberi e ai muri. Finché un giorno salii sopra il tetto di una casa. Per riportarmi giù dovettero chiamare gli operai di un cantiere.

Javier

Fin da piccolina la lettera erre fu il mio peggior nemico. Non riuscivo a pronunciarla e passavo giornate intere a provare quel maledetto suono. Ero invidiosa degli altri bambini che la dicevano senza sforzo. Ma durante la prima elementare avvenne il miracolo. Ero così soddisfatta che continuavo a ripeterla per paura di dimenticarla.

Giada

D’inverno amavo le giornate-larva, quelle in cui me ne stavo tutto il giorno nella mia cameretta con i giocattoli. Creavo un mondo tutto mio, c’eravamo solo io e la mia fantasia e la mente non aveva confini.

Annalisa

Quando andavo nel bosco da solo ero convinto di essere seguito da qualcuno. Era come se una presenza demoniaca fosse sempre dietro di me, pronta ad aggredirmi e trascinarmi negli angoli più scuri e tetri di quel luogo spettrale.

Max

Odiavo i formaggini dell’asilo. Un giorno, a pranzo, la maestra me ne mise due nel piatto, supplicandomi di assaggiarli. Ma pur di non provarli li nascosi nelle pantofole, dove si spiaccicarono. Per non farmi scoprire le tenni ai piedi tutto il pomeriggio. Purtroppo arrivò il momento di tornare a casa e, quando l’imbroglio fu scoperto, le bocche della mamma e della maestra formarono due grandi O.

Chiara

Quando avevo tre o quattro anni non so cosa mi passasse per la testa, però il mio snack preferito erano le formiche. A pensarci adesso mi viene da vomitare. Ed era già tanto che non fossero mosche.

Sabrina

La messa della domenica era una delle poche cose che non mi piacevano della domenica. Però avevo trovato un modo per non annoiarmi, facendo il chierichetto: mi immaginavo che dei banditi volessero rapire il prete nel bel mezzo della celebrazione, ma io gli sparavo con la mia pistola segreta. E poi con gli altri chierichetti facevamo a gara a chi raccoglieva più soldi. Vincevo sempre io perché passavo dal chitarrista, che ogni volta dava cento franchi. E appena sentivamo l’«andate in pace», correvamo in sagrestia a rimpinzarci di gommini.

Luca

Alle elementari mi picchiavano tutti, finché non mi arrabbiai. Allora smisero perché cominciai a ripagare con la stessa moneta: botte. In prima ero piccolo e deboluccio, ma quando mi ribellai un amico di mio padre che faceva boxe mi diede dei consigli. Così mi guadagnai il rispetto degli altri bambini.

Michele

Quando andavo all’asilo, non so perché, ma ero sempre attratto dalle formiche. O meglio, ero attratto dall’ucciderle e dal torturarle in tanti modi: pestarle, spezzarle a metà con la matita, staccargli la testa ecc. Però a volte anziché torturarle mi limitavo a osservarle incuriosito (questo succedeva molto raramente).

Massimiliano

Una notte, mentre i miei genitori dormivano, scesi dal mio lettuccio, aprii il frigorifero e presi un pesante barattolo di marmellata. Poi mi diressi verso la loro stanza con l’intenzione di fare un piccolo dispetto a mio papà. Infatti scagliai il barattolo contro la sua testa con tutta la forza che avevo: «boom!». La sua faccia era la cosa più bella, era l’espressione più confusa e più riempita di marmellata che avessi mai visto.

Ingrid

Quando nostra madre ci portava dal dottore, a noi sembrava che ci portasse a scannare. Un giorno che dovevamo fare le vaccinazioni, mia sorella, terrorizzata, morse il medico facendogli uscire sangue, poi si scaraventò fuori dalla stanza, corse giù per le scale e si chiuse in macchina.

Céline

Eravamo nella mensa dell’asilo e un bambino buttò per terra la mia fetta di pizza. Visto che ormai era sporca e non potevo più mangiarla, lo schiaffeggiai con la fetta.

Claudio

Ero seduta nel passeggino, nella veranda di casa. Mia mamma mi aveva appena tolto le calze. Ricordo che diedi un nome a ciascuno dei miei piedini e mi misi a conversare con loro.

Alyssa

Il mio odore dell’infanzia erano i panni lavati che profumavano di limone. Quando la mamma cambiò marca di detersivo, mi misi a piangere così tanto che dovette correre a comprare il detersivo di prima.

Maura

Quand’ero piccola, mio padre voleva che imparassi l’inglese, il volano, la boxe, ad andare in bicicletta e a usare il nunchaku. Era una cosa insopportabile. Infatti imparai solo ad andare in bicicletta. Ci rimase male.

Nicole

Per qualche anno abbiamo avuto delle donne delle pulizie. Una più pettegola dell’altra, parlavano di tutto. La maggior parte delle volte però si lamentavano di ogni cosa. Sembrava facessero a gara a chi fosse la più sfortunata. Una dopo aver chiacchierato per un’ora stirava una maglietta. Poi di nuovo a parlare degli occhiali Chanel usciti la settimana prima. Ma la cosa più schifosa era che venivano pagate.

Céline

Il giorno in cui mio padre compì quarant’anni, io e mia sorella gli preparammo un’ottima cena e un simpatico striscione con un numero falso, gli demmo due anni in più. Per punirci ci fece pulire tutta la casa.

Alessia

Eravamo in un ristorante a Bruxelles. Prima di portarci il cibo ci fecero aspettare un’ora. Allora, quando mio padre lasciò la mancia per il cameriere, io la rubai.

Giorgia

Un giorno all’asilo ci chiesero se i nostri papà suonavano uno strumento. Quasi tutti dissero di sì, mentre il mio niente… Allora pensai che una piccola bugia poteva starci e risposi che mio papà suonava chitarra, fisarmonica, batteria, pianoforte e triangolo. Alla fine della giornata, quando arrivò mia mamma a prendermi, le maestre le fecero i complimenti per il marito musicista. Ma lei si mise a ridere. Da quel giorno non mi credettero più.

Stefano

Era il 7 dicembre 2006, quando ebbe origine la grande paura della mia vita: mia sorella. Avevo otto anni e pensavo che se fosse stata femmina i miei genitori non mi avrebbero più voluto bene. Quando nacque mi arrabbiai con tutti. Ma soprattutto ero arrabbiato con Dio, perché dicevo che in quell’anno Dio era contro di me.

Roberto