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Gli psicoincontri di Maria Carla

A partire da febbraio, mese di uscita del libro, Barbara Cuoghi ha presentato il suo Soggetti smarriti. Avete perso qualcosa?, illustrato da Lorenza Natarella, in diverse librerie, riscuotendo sempre grande successo. A ogni presentazione, infatti, Barbara ha vestito i panni di Maria Carla e, seduta in un Ufficio Oggetti Smarriti di cartone ma perfettamente funzionale, ha chiesto ai bambini e agli adulti presenti di compilare un modulo di denuncia di smarrimento e, a turno, di rivolgersi a lei per la soluzione. Oggi condivide con noi il racconto di questi incontri e cosa le hanno insegnato. 

[di Barbara Cuoghi]

Ancor prima che Soggetti smarriti fosse disponibile a scaffale, Giulia Zanfi e Sara Modena, e le altre bravissime libraie della Libreria San Paolo di Modena che sono amiche care, mi hanno invitato a presentarlo in anteprima da loro, nello spazio accogliente che riservano alla letteratura per infanzia e ragazzi.

Per l’occasione Giulia, che è anche una perfetta organizzatrice di eventi, ha preparato per me l’ufficio di Maria Carla e ha avuto l’idea di far compilare un modulo di smarrimento a chi partecipava all’incontro. Mi ha anche suggerito di preparare una borsa, tipo quella di Mary Poppins, da cui pescare qualcosa che potesse colmare il vuoto della perdita o almeno consolare parzialmente lo smarritore di turno.

A quella gioiosissima e fortunata anteprima, a cui hanno partecipato bambini molto in gamba e tante persone amiche, sono seguite altre sei o sette presentazioni, tra Emilia e Veneto, in cui ho raccontato come qualche anno fa mi sia apparsa una Maria Carla in carne e ossa, come siano poi nati i pazzi smarritori e come la magistrale mano di Lorenza Natarella abbia loro dato corpo e vita.

Questi incontri sono veramente stupefacenti perché mi trovo di fronte bambini e adulti interessati e sempre inaspettatamente partecipi. 

Mi spiego.

A un certo punto vesto i panni di Maria Carla, consegno a tutti i presenti il modulo di denuncia oggetti smarriti – che nel frattempo Lorenza ha perfezionato e reso Modulo Ufficiale Topipittori – aspetto che tutti lo compilino, ovviamente completo di firma autografa, e poi apro l’Ufficio Oggetti Smarriti, quello che mi ha costruito Giulia e che mi segue nei miei spostamenti in giro per le librerie e le scuole. Poi, uno alla volta, gli smarritori si presentano allo sportello dell’ufficio, consegnano il modulo e la Maria Carla che è in me ne dà lettura ad alta voce. E qui ci sono reazioni varie, spesso esilaranti perché le perdite sono condivise nelle case di tutti – chi non ha mai perso gli occhiali? – ma sempre con connotati familiari o personali particolari – il nonno Gino li aveva persi nelle pieghe della copertina sul divano e la nonna Piera ci si è seduta sopra! – e tutti partecipano infervorandosi e desiderosi di raccontare di quando hanno perso gli occhiali.

  

I bambini sono la bocca della verità, si sa, e quindi non hanno nessuna remora a raccontare che il babbo esplode in una sequela di improperi quando non trova il telecomando o che la bisnonna ben più che ottuagenaria invece di ingollare le pillole per la pressione le perde nel letto. Non sto a raccontarvi gli aneddoti che ho sentito a proposito di perdita di giocattoli, di denti, di calzini, di partite di calcio da parte dei bambini. Sono tutti racconti stupendi, coloratissimi e coinvolgenti, che nascono spontanei alla consegna di ogni modulo. Ognuno di loro meriterebbe di essere trascritto e pubblicato. A questi si aggiungono resoconti altrettanto dettagliati e bislacchi di perdite di tempo, diottrie, capelli, fede (nel senso di anello e anche di credenza religiosa), testa e persino di perdite del lavoro da parte degli adulti. Quando poi arriva qualcuno, e c’è sempre, spesso e volentieri anche più di uno, che denuncia la perdita della pazienza trascorriamo decine di minuti a raccontarci aneddoti ridicolissimi e a ridere a crepapelle.

È così che, di volta in volta, improvvisando, estraggo dalla borsa Mary Poppins, che, non sapendo cosa mi può servire, ho riempito degli oggetti più disparati, delle bustine di camomilla per chi ha perso la pazienza, vitamine per chi ha perso le forze, mappe per chi ha perso la strada, chiavi finte per chi non può più aprire il lucchetto della bicicletta, gomitoli per chi ha perso il filo, righelli per chi ha perso la linea e via di questo passo, tra le risate generali, grazie allo splendido gioco che Giulia ha pensato per noi la prima volta alla San Paolo e che rimane un gran successo ovunque.

La ricchezza di questi incontri sta nella scorpacciata di buon umore che si porta a casa, ma anche nella condivisione che si stabilisce tra bambini, tra bambini e adulti e, oserei dire, anche tra adulti. Sono piccoli riti collettivi in cui grandi e piccini hanno voglia di raccontarsi, confrontare le abitudini, scoprire quali siano le manie condivise nelle case di tutti o le pazzie caratteristiche di qualcuno e riderne di gusto, apertamente e con naturalezza.

In un paio di casi in particolare, essendo presenti più adulti che bambini, ho temuto che la lettura dei moduli e le soluzioni di Barbara/Maria Carla non fossero divertenti come al solito, e invece ho scoperto con sorpresa che anche gli adulti, tra adulti, stanno volentieri al gioco e hanno una gran voglia di raccontarsi senza filtri, di parlare, senza dover apparire diversi, “sempre al top”, e anzi liberi solo di confessare come sono nel quotidiano.

Mica potevo saperlo io che portando in giro Maria Carla, l’Ufficio e tutta la sgangherata ghenga Pescepiccolo & Co. la faccenda si sarebbe trasformata in psicoincontri di terapia della risata!

Ecco, seriamente, credo che queste riflessioni siano materiale “per uno bravo”, nel senso che mi sembra di percepire nell’umanità che incrocio la voglia di stare insieme e di uscire dai patinati universi virtuali.

Soggetti smarriti è stata una ventata di libertà e un’inaspettata botta di ottimismo. Mi ha insegnato che possiamo perderci e ritrovarci, in ordine sparso o insieme, e che possiamo confessarci le nostre imperfezioni, senza prenderci troppo sul serio: al momento giusto spunterà sempre una Maria Carla disposta a darci un buon consiglio e una bustina di camomilla.