Il mondo si regge sulle brave persone

Oggi siamo alla terza novità del 2026, Soggetti smarriti. Avete perso qualcosa? Di Barbara Cuoghi e Lorenza Natarella. Come e perché sia nato questo libro lo racconta la sua autrice. 

[di Barbara Cuoghi]

Maria Carla, la protagonista di Soggetti Smarriti, esiste, non è un personaggio di mia invenzione. Me la sono trovata davanti un paio di anni fa, quando sono andata a presentare la denuncia di smarrimento di un documento all’ufficio preposto presso la Stazione dei Carabinieri di Modena.

Sono rimasta affascinata da questa giovane dell’Arma che, con competenza e calma, ha raccolto la mia denuncia e quella di altri due signori stranieri, senza mai perdere la pazienza. Sì, perché nel tentativo di aiutare il primo, il secondo della fila e io, ci siamo prodigati sgangheratamente in un ventaglio di lingue arabe, romanze e germaniche, nessuna delle quali risultava utile alla comprensione del povero smarritore numero uno. E mentre noi ci trasformavamo in Salvatore de Il nome della rosa, fondendo idiomi in un’unica lingua indecifrabile, agitandoci, gesticolando e anche alzando la voce, come se lo smarritore fosse sordo invece che straniero, al di là dello spesso vetro antiproiettile la giovane carabiniera è rimasta calmissima e attenta, seduta a una scrivania spartana, ma ordinatissima.

Ancora adesso non saprei dire esattamente come sia riuscita a comprendere l’oggetto dello smarrimento e abbia riempito il regolamentare modulo di denuncia, nonostante la pazza Babele a cui stava assistendo. Ricordo che, tornando a casa e ripensando allo spettacolo assurdo che noi tre improvvisati attori poliglotti avevamo inscenato, mi domandavo come la giovane carabiniera si fosse trattenuta dal riderci in faccia e/o dal gettarci in gattabuia. Da questo episodio sono scaturite due riflessioni.

La prima riguarda le tante figure professionali che ogni giorno si occupano delle nostre richieste e delle nostre gatte da pelare e quanto siano generalmente poco considerate, soprattutto se appartenenti all’amministrazione pubblica. Quanta pazienza deve avere un commerciante, quando le pretese dei clienti sono assurde? Di quanto autocontrollo deve disporre un’impiegata postale, quando vogliamo fare una certa operazione, ma non abbiamo i documenti giusti, abbiamo compilato male i moduli o non le funziona il computer e noi abbiamo una fretta indiavolata e le sbuffiamo in faccia? A quanta calma e comprensione devono fare giornalmente ricorso un infermiere e una maestra o un’impiegata alla biglietteria del teatro in periodo di abbonamenti?

Il mondo si regge sulle brave persone che, fortunatamente, sono la stragrande maggioranza e che non solo svolgono il loro lavoro - qualunque esso sia – con senso del dovere, ma sono anche professionalmente preparate e umanamente competenti.

La seconda riflessione è puramente linguistica e mi ha portato a considerare quanto sia utilizzato il predicato perdere nella lingua italiana e quale sia la varietà di complementi oggetto che può reggere nel parlato quotidiano.

Facciamo un gioco: prendete un foglio e dividetelo in due colonne per la lunghezza, come si faceva con il foglio protocollo per redigere un tema. Nella metà di sinistra scrivete gli oggetti materiali che si possono perdere, almeno i più frequenti, tipo le chiavi, gli occhiali, i guanti, il telecomando o il telefono; nella metà di destra snocciolate tutte le entità immateriali che si possono perdere insieme alle cose che si smarriscono metaforicamente parlando tipo la testa, le staffe, il tempo, la voce, l’occasione e, ovviamente, la pazienza. Vedrete che sarete in grado di produrre due lunghi elenchi.

 

La nostra lingua è meravigliosa e ci permette di giocare con le parole e i loro significati, scivolando dal piano letterale a quello figurato e viceversa, attraverso modi di dire, metafore e proverbi, producendo effetti surreali, a volte ridicoli.

Così sono nati gli “smarritori”: una galleria di personaggi surreali come i loro nomi, e come “le cose” che hanno perso e come i consigli che ricevono da Maria Carla, signora del suo specialissimo ufficio Oggetti Smarriti.

L’eccezionalità delle situazioni e dei personaggi è stata rappresentata perfettamente dal segno ironico ed elegante di Lorenza Natarella che ha illustrato, come nessuna parola avrebbe potuto fare, il carattere di ogni smarritore e l’atmosfera del relativo episodio di smarrimento. Sfogliando Soggetti smarriti, la bravura di Lorenza salta agli occhi per la fluidità del tratto e l’intelligenza brillante che caratterizza ogni pagina. Lorenza ha interpretato il testo riuscendo nella difficilissima impresa di tratteggiare personaggi buffi, rimanendo su un piano metaforico leggero, ma potente, che arricchisce le parole di significato e coinvolge il lettore. Dopo aver letto il libro, sfido chiunque perda tempo a non sentirsi come Gino Golasecca che scivola via insieme ai granelli di sabbia in una clessidra!

 

La bella notizia è che anche Maria Carla e il suo gatto hanno preso forma e colore. La Maria Carla di Lorenza maneggia con disinvoltura la linea tratteggiata su cui apporre la firma del modulo di smarrimento e, nella sua impeccabile uniforme blu, è a disposizione di chiunque sia alla ricerca di un oggetto smarrito… o di se stesso.