La seconda parte della ricerca di Lucia Cominoli sui libri accessibili, la loro natura e importanza continua con l'intervista a Elena Corniglia, responsabile di Vietato Non Sfogliare, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile di Area ETS a Torino. La prima parte la trovate qui.
[di Lucia Cominoli ed Elena Corniglia*]
A misura di bambino, i libri di Vietato Non Sfogliare, il Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile di Area ETS a Torino, sono disposti al centro della stanza come tetti di piccole case divise per tipologia: libri tattili, libri in simboli, libri ad alta leggibilità, libri in Lingua dei Segni, libri senza parole, audiolibri e libri-gioco.

Responsabile di Vietato Non Sfogliare è Elena Corniglia, una delle massime esperte in Italia nel settore, tra le prime a spostare l'attenzione sul libro accessibile ben oltre la sua fruibilità, ridefinendolo come opera-progetto, un libro cioè nato dall’apporto di competenze differenti e in grado di confrontarsi con molteplici aspetti: dalla cura compositiva alla distribuzione, dalla lettura condivisa alla capacità di coltivare la dimensione ludica e poetica del lettore con il piacere e il gusto per la complessità.
Il suo Libri accessibili, letture possibili. Risorse e pratiche per coltivare il diritto alle storie (Edizioni Junior, 2023) è una guida imprescindibile per chi desidera approfondire questi temi e offre una bibliografia e una sitografia utili, aggiornate e diversificate, spendibili in svariati contesti.

Cara Elena, oggi siamo qui per immergerci con te in questo meraviglioso spazio. Prima di entrarci dentro però facciamo un passo indietro, al tuo primo incontro con AREA ETS e al colpo di fulmine, in Francia, con il libro accessibile.
Il mio percorso si intreccia con quello di Area ETS nel 2010. L’associazione, che dal 1982 si occupa di disabilità in età evolutiva, aveva avviato un lavoro di ricerca sui libri per bambini capaci di offrire una rappresentazione autentica della disabilità. Io sono stata presa a bordo proprio per quel lavoro perché in quel periodo mi stavo specializzando in letteratura per l’infanzia. Non ci occupavamo, quindi, nello specifico di libri accessibili. In occasione di un convegno in Francia, però, mi è capitato di incontrare la versione tattile di Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni: un adattamento della casa editrice Les Doigts Qui Rêvent, che a tutt’oggi è maestra e capofila nella produzione di libri tattili illustrati di qualità.
Di quel libro mi colpì moltissimo il fatto che riuscisse a tenere insieme un grande rispetto dell’originale e la capacità di arrivare anche (ma non solo) a lettori che potevano avere una disabilità di tipo visivo, perché il libro prevedeva sia il testo in nero che il testo in Braille. Questa capacità di conciliare qualità letteraria, accessibilità e condivisibilità ci è sembrata qualcosa di straordinario, qualcosa che poteva valere la pena approfondire perché di fatto affrontava il rapporto tra disabilità e letteratura da un punto di vista diverso rispetto a quello che avevamo fino ad allora adottato.

© Patrick Gaillardin
Quando si è trattato di cominciare, il vostro è stato perciò soprattutto un primo, grande lavoro di ricerca…
Sì, mossi dalla curiosità innescata da quel Piccolo blu e piccolo giallo tattile, abbiamo iniziato a chiederci se esistessero dei libri di questo tipo anche in Italia e se esistessero altre tipologie di libri capaci di garantire il diritto a letture di qualità anche a bambini con disabilità diverse da quella visiva.
Questa prima fase è stata piuttosto lunga e complessa perché l’editoria accessibile era in Italia agli albori, perciò trovare informazioni e scovare esperienze, spesso davvero sperimentali, ha richiesto un lavoro certosino. È stato un periodo di ricerca, ma anche di formazione, per noi.
La cosa entusiasmante è stata scoprire che, seppur in numero allora molto limitato, esistevano delle esperienze significative anche nel nostro Paese. Ci è sembrato, dunque, prioritario farle conoscere a chi di libri e bambini si occupa: genitori, insegnanti, bibliotecari e operatori culturali in primis. Per rispondere a questo bisogno di orientamento e di informazione abbiamo realizzato un database di recensioni, che tutt’oggi è presente sul nostro sito.
All’epoca, però, queste risorse erano veramente molto poco note e molto difficili da reperire, perciò ci siamo detti che era necessario far sì che i bambini, e con loro i genitori e gli operatori, potessero entrarvi in contatto, toccarne con mano le potenzialità. Servivano, cioè, occasioni in cui libri accessibili e bambini potessero incontrarsi. Non solo bambini con disabilità, ma bambini in generale: quello che cercavamo di mettere in evidenza, infatti, era il fatto che un libro accessibile realizzato con cura e attento non solo agli aspetti funzionali, ma anche a quelli letterari ed estetici, poteva rappresentare uno strumento straordinario per chiunque e offrire possibilità di dialogo preziose tra bambini con abilità diverse.

Così avete messo in piedi la mostra Vietato Non Sfogliare.
Sì, Vietato Non Sfogliare nasce proprio come mostra itinerante che porta in giro per biblioteche, festival letterari, scuole e luoghi di cultura, una piccola selezione sempre aggiornata di libri accessibili. Si tratta di circa 120 volumi, afferenti alle diverse tipologie, che possono, quindi, più facilmente incontrare i lettori. Questa mostra è nata nel 2012 e continua tutt’oggi a girare. La risposta che abbiamo avuto dalle persone che l’hanno visitata, anche grazie al lavoro di chi di volta in volta si è premurato di accoglierla, è sempre stata molto positiva. Insieme all’entusiasmo dei bambini, registriamo costantemente anche l’interesse degli operatori, degli insegnanti, e dei genitori che trovano in queste risorse degli strumenti concreti e spesso sconosciuti per costruire dei percorsi di inclusione.

Nel 2021, poi, è stato possibile anche ristrutturare, secondo i principi dello Universal Design, la stanza che al momento ospita il Centro di Documentazione a Ricerca sul Libro Accessibile nella sede di AREA ETS.
Quando abbiamo ristrutturato la nostra sede, nel 2021, abbiamo colto l’occasione per trasformare il salone dell’associazione in quello che oggi è il Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile. Ci piaceva pensare che, dopo aver tanto girato, questi libri potessero trovare casa proprio a Torino, dove questa esperienza di ricerca sui libri accessibili è nata. Il Centro è sorto, dunque, come uno spazio aperto alla cittadinanza, alle scuole, alle famiglie e agli operatori, in cui conoscere e sperimentare il fascino e le potenzialità inclusive di questi volumi. Qui, tutte le mattine, da ottobre a giugno, le classi possono prenotarsi e partecipare a visite guidate e laboratori in cui scoprire che, di fatto, si può leggere in tanti modi e che i libri accessibili possono essere risorse indispensabili per qualcuno ed estremamente arricchenti per tutti.
L’allestimento del Centro, così come quello della mostra itinerante, è stato curato del designer Franco Giolitti. Entrambi sono accumunati dall’immagine della casa che sintetizza e mette al centro la nostra idea di libro accessibile. Nella mostra itinerante le strutture espositive sono, infatti, delle casette di legno su cui i libri rimangono sospesi; qui nel nostro Centro, invece, le casette di legno sono appoggiate su cassoni colorati e i libri diventano i loro tetti. L’idea è, infatti, che il libro accessibile possa e debba diventare un tetto sotto il quale tutti possiamo ritrovarci.


Quanti volumi raccoglie a oggi il Centro di Ricerca e come scegli di volta in volta la disposizione, nonché la presentazione, dei libri in occasione delle visite dei bambini?
Il centro raccoglie a oggi circa 1300 volumi, gli stessi che si trovano recensiti all’interno del database. Si tratta di libri tattili, libri ad alta leggibilità, libri in simboli, libri in Lingua dei Segni, libri senza parole, audiolibri e libri-gioco, ma anche libri fotografici e onomatopeici e, più in generale, libri tradizionali che a ben guardare presentano caratteristiche inclusive interessanti. Di solito collochiamo, in evidenza sulle casette, i titoli più nuovi o quelli più funzionali alle caratteristiche della classe che quel giorno verrà in visita, cercando sempre di garantire un equilibrio tra case editrici diverse e tra diversi approcci all’accessibilità, diversi generi, stili e modalità di racconto.
È stato interessante, in questi anni, registrare come la produzione sia cambiata e come siano nate delle soluzioni nuove che intrecciano accorgimenti e caratteristiche, generando fertili contaminazioni tra tipologie di libri accessibili diverse. Abbiamo, per esempio, libri senza parole che sono anche libri tattili o che sono anche libri-gioco. Questa fluidità è, a mio parere, molto preziosa perché facilita lo scardinamento di categorie rigide e il riconoscimento di questi libri come risorse preziose per tutti.

Come rispondono, durante le visite, i lettori più piccoli e chi li affianca?
Rileviamo principalmente una grande curiosità. Per molti bambini la visita al Centro è la prima occasione di incontrare volumi di questo tipo e nel momento in cui, al termine del laboratorio, vengono lasciati liberi di esplorare i libri, è bellissimo vedere come si muovono appassionati tra gli scaffali, seguendo ciascuno un percorso e un interesse diverso e cimentandosi con entusiasmo in esplorazioni tattili o letture con il modeling (il modeling è la tecnica di apprendimento in cui si acquisiscono nuove competenze, comportamenti o atteggiamenti osservando e imitando, ndr). In parallelo, la visita diventa spesso anche per gli insegnanti l’occasione per conoscere risorse nuove e immaginarne l’uso in classe.
Ogni tanto prendono vita delle scintille – penso, per esempio, a tanti insegnanti di scuole multietniche della città che abbiamo visto illuminarsi di fronte ai libri in simboli – e questo per noi è prezioso e importante perché di fatto siamo consapevoli che quello che qui possiamo fare è gettare un seme, ma che questo avrà molte più possibilità di germogliare se sarà coltivato anche una volta conclusa la visita al Centro. Il libro accessibile può, cioè, diventare perno di un lavoro fruttuoso di tutta la cosiddetta comunità educante.
In questo senso è fondamentale anche il lavoro con le famiglie. Di recente abbiamo messo a punto un progetto chiamato Minuscole letture grazie al quale incontriamo nel contesto dell’ASL famiglie di bambini in età 2-6 anni con disabilità soprattutto cognitive e comunicative con cui condividiamo un percorso di letture ad alta voce. Al termine dell’ultimo ciclo di Minuscole letture, prima ancora che lo facessimo noi, sono stati i genitori a chiedere di ricevere l’elenco dei libri letti per poterli riutilizzare a casa. Ecco, famiglie con scarsissima esposizione alla lettura, perlopiù aderenti alla proposta perché inserita in un contesto sanitario, si sono scoperte alla fine del percorso, interessate, coinvolte, capaci. E questo per noi è stato un elemento significativo: un segnale che i libri accessibili possono essere finalmente riconosciuti come libri e basta. Particolari sì, ma non alieni, cioè fruibili con naturalezza, senza dover disporre di chissà quale specializzazione.

Raccontaci qualcosa dei libri che utilizzi, quali sono quelli che preferisci?
Tra i miei preferiti ci sono senz’altro quei libri che non si limitano a rendere accessibile un contenuto, ma trasformano la necessità di rispondere a esigenze di lettura diverse in un’occasione per proporre un’esperienza completamente nuova, in cui bambini con e senza disabilità si trovano davvero sullo stesso piano. Penso, per esempio, a Io, tu, le mani di Marcella Basso o a Tana di Ilaria e Lucia Macchiarini, in cui tutto ciò che il testo racconta, si svolge all'interno di tasche. In entrambi i casi, se io ci vedo, posso certo sbirciarvi dentro, ma così facendo non godo a pieno della ricchezza del libro che si svela pienamente solo se esperito con il tatto.


Poi ci sono libri come Nel Bosco di Laura Cattabianchi che trovo straordinari perché rimescolano costantemente le carte in tavola. Nel bosco è davvero un libro geniale perché è sì tattile – cosa che già costringe a rivedere i canoni della lettura tradizionale –, ma le sue illustrazioni si rivelano significative non per le sensazioni che comunicano ai polpastrelli bensì per quelle che coinvolgono le orecchie. Ecco, questo secondo me è un esempio lampante di quello che è un altro punto di forza di questo tipo di editoria: il fatto di rappresentare, tanto per chi la progetta quanto per chi ne fruisce, un’occasione per ragionare fuori dagli schemi, coltivando il pensiero divergente. Un autentico invito alla creatività, insomma!

In questo piccolo capolavoro, pur aprendoci a innumerevoli livelli di lettura, l’accessibilità era comunque l’obiettivo intenzionale. All’interno del tuo libro invece parli anche di libri ad “accessibilità indiretta”, spiegaci meglio.
Avanzando nel lavoro di ricerca, ci siamo resi conto che esistono dei libri che certamente non vengono progettati con l’obiettivo di ampliarne la fruizione anche a bambini con disabilità, ma che per caratteristiche intrinseche si rivelano estremamente interessanti da un punto di vista inclusivo.
Penso, per esempio, ai libri di Topipittori Dov’è Momo? e Dov’è Momo? In giro! di Andrew Knapp, dove troviamo il ricorso al medium fotografico che risulta molto facilitante anche per bambini con difficoltà di astrazione; una struttura in cui ogni fotografia è associata alla parola di riferimento secondo un modello che non è tanto diverso da quello dei simboli della CAA; un meccanismo ludico che facilita l’aggancio e il coinvolgimento anche di chi fatica maggiormente a stare sulla pagina; e la possibilità di godere delle diverse scene, tanto prese singolarmente, quanto nella loro sequenza che crea una struttura narrativa. Sarebbe stolto, credo, non inserire libri come questi in una selezione di volumi accoglienti, accessibili, meritevoli di attenzione in un percorso di inclusione.

Per questo all'interno del nostro archivio, tra i libri esposti, c'è anche una sezione che abbiamo chiamato Extra, in cui raccogliamo quei titoli o quei tipi di esperienze che, pur non costituendo, magari, categorie vere e proprie di libri accessibili, presentano caratteristiche interessanti dal punto di vista della fruibilità. Tra questi, oltre a libri fotografici, si trovano libri onomatopeici, libri che sfruttano dei marcatori visivi per evidenziare gli elementi di connessione tra le diverse parti del testo, libri il cui testo richiama i principi della scrittura Easy-to-Read o libri tradizionali particolarmente accoglienti.

Dove potremmo collocare in quest’ordine il libro senza parole?
Quello senza parole è l’esempio forse più eloquente di libro che non nasce perseguendo un obiettivo di accessibilità, ma che, in virtù dell’assenza del testo, rivela potenzialità inclusive significative. Si tratta di un tipo di risorsa per noi preziosissima, soprattutto perché permette una grande libertà di movimento. Lettori con abilità diverse possono, cioè, starvi comodi e trovare più facilmente il proprio posto.
Straordinari, in questo senso, sono libri come La montagna di Andrea Antinori, che offre innumerevoli micro-spunti narrativi, sia realistici sia fantastici, tra cui il lettore si può muovere secondo i suoi gusti e la sua capacità di astrazione e costruzione narrativa.

Oppure I libri delle stagioni di Rotraut Susanne Berner che presentano una coerenza narrativa stupefacente grazie alla quale, a seconda delle abilità e degli interessi, ci si può soffermare sulla singola scena così come allargare lo sguardo, arrivando a collegare tra loro gli avvenimenti di un anno intero.
Sdeng Bum Splash! di Benjamin Gottwald, per fare un ultimo esempio, è un altro libro che amiamo e proniamo spesso perché consente davvero a ciascuno di vivere con agio la lettura. È un libro che, prima di tutto, chiede di essere raccontato con i suoni e non con le parole, aspetto questo che facilita la partecipazione a una lettura, anche e soprattutto collettiva. Ed è un libro che collega le sue pagine attraverso sottilissimi fili narrativi, talvolta più e talvolta meno evidenti: fili che, colti, amplificano il piacere della lettura, ma che, non colti, non ne precludono il godimento. Qui, davvero, c’è posto per molti lettori con abilità diverse.

Come guardare al futuro dei libri accessibili?
Credo che la strada più fruttuosa sia quella dell’integrazione di competenze e professionalità. È la strada che ha percorso Uovonero dapprima con l’avvio della collana I libri di Camilla e poi con la creazione di Officina Babùk insieme a Babalibri. Ma è anche la strada che ha portato, per esempio, alla nascita di un in-book come Brava, chiocciolina!, che ha unito il testo di una scrittrice come Silvia Vecchini, le illustrazioni di un’illustratrice di talentuosa come Carla Manea, l’esperienza consolidata di un editore come Edizioni Corsare e la supervisione tecnica rispetto ai simboli del Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano. Ognuno, secondo la sua competenza ha fornito il suo contributo e, quando questo accade, il libro funziona perché nessuno si improvvisa e tutti gli elementi necessari – qualità e accessibilità – si tengono insieme.

Poi c’è il tema dei destinatari. C’è ancora molto da fare, per esempio, per la fascia oltre gli 11 anni, a cui si rivolgono poche esperienze felici, come la collana di libri in simboli Parimenti si Edizioni La Meridiana e del Centro Documentazione Handicap di Bologna. E c’è il tema dei generi, alcuni ancora poco o per nulla esplorati dall’editoria accessibile. Penso in particolare alla poesia, che racchiude potenzialità interessantissime in termini di inclusione e convergenze significative con i libri più accoglienti. Basti pensare al gioco tra senso e sensi o al fatto che la comprensione non sia, qui, totalizzante.



In generale, credo che la cosa fondamentale resti l’impegno di tutti, ciascuno nel suo ambito, ad aumentare la disponibilità di questi libri dal grandissimo potenziale. Ben vengano, dunque, i laboratori, i convegni, i premi, le fiere, le mostre e i contest, a patto che non siano esperienze estemporanee, ma che traccino un sentiero sempre più ampio sul quale possiamo abituarci a camminare insieme.

Per approfondire:
Libri accessibili, letture possibili. Risorse e pratiche per coltivare il diritto alle storie (Edizioni Junior, Bergamo, 2023)
Libri accessibili, letture possibili. Risorse e pratiche per coltivare il diritto alle storie (Edizioni Junior, Bergamo, 2023)
*Elena Corniglia è responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile di Area ETS, all’interno del quale cura il database di recensioni, la mostra Vietato Non Sfogliare, i laboratori per bambini e le formazioni per adulti. Dal 2013 collabora con la rivista LiBeR. Libri per bambini e ragazzi, con un’attenzione particolare al rapporto tra letteratura per l’infanzia e disabilità. Fa parte della commissione italiana di Ibby per la selezione bibliografica d’eccellenza dell’Outstanding Books for Young People with Disabilities. Nel 2023 ha pubblicato con le Edizioni Junior il saggio Libri accessibili, letture possibili. Risorse e pratiche per coltivare il diritto alle storie.