[di Federica Buglioni]
La creazione di un libro è un processo vitale: c’è una gestazione, una nascita e poi una vera e propria esistenza libera e imprevedibile, che talvolta sorprende gli stessi autori e gli editori che l’hanno pubblicato. Ho ritrovato spesso il mio Naturalisti in cucina nella scuola dell’infanzia, nonostante i miei interlocutori immaginari, mentre lo scrivevo, fossero bambini più grandi. E che dire di Sei zampe e poco più?. So di studenti universitari ai quali è stato utilissimo per preparare gli esami di entomologia.


Quest’anno la collana PiNO compie dieci anni e la sua è una storia segnata da molti accadimenti inattesi. Nata come pubblicazione di nicchia (come suggerisce l’acronimo, per soli naturalisti, però piccoli e per giunta osservatori!), nel tempo è diventata un originale cantiere di pensiero e sperimentazione nei contesti educativi e naturalistici. Vale dunque la pena, in occasione di questa ricorrenza, provare a guardarla da vicino, indagarne gli ingredienti e gli intenti, osservarne il pubblico e gli approdi. Io proverò a farlo da un punto di vista per nulla obiettivo o neutrale: sono l’autrice di tre volumi della collana. Insieme a me, altri autori e illustratori proprio in queste settimane hanno aperto confronti e riflessioni che confluiranno in un podcast di cui l’editore darà comunicazione. Sarebbe bello che scuole e centri di educazione ambientale ci raccontassero le loro esperienze.


Da appassionata di natura, fin da bambina ho sempre fatto fatica a trovare libri che saziassero il mio appetito di conoscere. I naturalisti sono persone schizzinose ed esigenti e detestano le semplificazioni infantili: a sette anni già parlano di egragopili e guai a dire loro ‘pallina di alghe’. Vogliono libri nei quali testi e immagini trasmettano allo stesso tempo informazioni accurate e senso di meraviglia, coniugando precisione scientifica e bellezza. Avete presente i taccuini degli esploratori? Ecco, così. La collana PiNO si fonda esattamente su questo binomio e per gente come me, è il canto della sirena. Sono passati dieci anni da quando presi in mano Sei Zampe per la prima volta, ma ricordo ancora la gioia e la sorpresa di quel momento. Finalmente qualcuno aveva capito come guardavo il mondo.


Laboratorio di Elisabetta Mitrovic

Laboratorio di Elisabetta Mitrovic
Ed eccoci al tema del guardare. Fateci caso: i PiNO prendono spesso avvio dall’esperienza soggettiva dell’osservazione casuale, come a dire al bambino: “quello che vedi è importante, è la tua porta d’ingresso verso l’esplorazione della natura”. Su questo tema della porta di ingresso vi chiedo di sostare un attimo e immaginarvi non con un libro in mano ma a girovagare per sentieri. A un certo punto qualcosa colpisce la vostra attenzione - un fiore mai visto prima, una formazione rocciosa, il verso di un uccello – ed ecco che vi ritrovate a chiedervi i cos’è e i perché con curiosità autentica e urgente e non importa se non sapete ancora nulla di botanica, geologia o ornitologia, cioè se non siete entrati in quel campo del sapere dalla porta principale. A quel desiderio i PiNO rispondono dando valore allo sguardo dei piccoli naturalisti, che vogliono sentirsi liberi di passeggiare tra le pagine, di leggere o di guardare, di aprire il libro a caso, di trovare la propria porta d’ingresso.

Laboratorio di Gioia Marchegiani

Laboratorio di Gioia Marchegiani

Laboratorio di Gioia Marchegiani
Visto che parliamo di osservazione, chi è pratico della collana avrà notato quanti diversi stili di illustrazione la caratterizzano, dal tratto a china al pennarello, dall’acquarello alla fotografia. Perché? Secondo me perché l’unica risposta sensata alla domanda “come deve essere l’illustrazione naturalistica?” è: “Dipende”. Spesso gli illustratori della collana sono loro stessi degli appassionati di natura e questo dà alle immagini una forza e una sincerità non comune. Non conosco il motivo di ogni scelta, ma quello che penso è che un editore onora il suo mestiere solo se sperimenta, se lancia lo sguardo oltre il confine del prevedibile e imbocca strade poco battute, magari mescolando fotografia e illustrazione (vedi i libri di Elisabetta Mitrovic) o affidando il tema dei pattern a un mural artist, cioè un artista che nella vita dipinge muri, non pagine (Luogo Comune per Alfabeti naturali). Tanti bambini mi hanno detto: “se lui colora con i pennarelli, allora posso farlo anch’io!”. Ed eccoci a parlare di nuovo di libertà.

Laboratorio di Elisabetta Mitrovic

Laboratorio di Gioia Marchegiani
I PiNO nella divulgazione naturalistica per l’infanzia
I PiNo sono libri che vivono sulla soglia, sul confine tra il dentro (casa, scuola) e il fuori, invitando i bambini a indagare la natura prossima attraverso proposte di ogni genere, nel rispetto della vocazione interdiscipinare dell’infanzia e delle differenti attitudini di ciascuno – guardare, disegnare, dipingere, collezionare, fotografare, cercare, contemplare, montare e smontare – perché è esattamente questo che interessa ai giovani naturalisti, come chiarì Gerald Durrell:
È bene ricordare che i grandi naturalisti concepirono il loro amore e la loro stima per il mondo naturale quando erano ragazzi, sguazzando negli stagni o nei fossati, osservando attraverso una lente il minuscolo mondo concepito in una goccia d’acqua o camminando nelle lande o attraverso fitte foreste, affascinati dalla vita intorno a loro.

Gerald Durrell in posa con un barbagianni impagliato
Anche attraverso il semplice atto di sfogliare buoni libri di natura, i bambini danno corpo a quell’articolo 9 della Costituzione che da quando, nel 2022, è stato integrato con le due frasi sottolineate, meriterebbe di essere incorniciato in ogni classe:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Mi piace particolarmente il passaggio anche nell’interesse delle future generazioni. Tutelare l’interesse delle future generazioni non è cosa comune in ambito giuridico. Significa riconoscere i diritti di chi è piccolo e di chi non è ancora nato. Un nobilissimo intento che, per non restare lettera morta, richiede un’assunzione di responsabilità da parte di coloro che hanno a cuore la scuola, che devono trovare modi per coltivare e sostenere la conoscenza scientifica e naturalistica con continuità e competenza.
Purtroppo nella scuola trovo che sia diffuso un fenomeno che potremmo chiamare ‘la normalizzazione dell’analfabetismo naturale’, cioè il fatto che la maggior parte dei bambini sappia molto poco di natura e che, per contro, la maggior parte delle insegnanti non se ne scandalizzi, forse nella convinzione che le competenze importanti siano altre. Nelle ultime settimane ho incontrato centinaia di bambini per un progetto di educazione alimentare e molti non sapevano che l’uovo lo fa la gallina (domanda: “Questo è un uovo di gallina?”; risposta: “No, è un uovo normale”). A sostegno di questa mia ipotesi, mostro tre monete.

È noto che ogni Paese raffigura sul proprio denaro immagini identitarie. Quando ero piccola, sulle vecchie Lire vedevo il delfino e il timone (dunque il mare e la nostra capacità di percorrerlo), il grano e l’aratro (le piante e la nostra capacità di coltivare), la quercia (la selva) e solo alla fine il primo volto umano. Alla base della nostra identità c’era quindi la relazione con il mare, la terra e il selvatico. Su altre Lire ancora più antiche c’erano api, arance, uva e rami d’ulivo. E oggi? Oggi sui centesimi di Euro raffiguriamo quasi solo monumenti e la natura è rara, evidentemente ormai troppo lontana dalla nostra vita quotidiana per assumere valenza identitaria.
Proprio guardando le monete del passato mi dico che forse, nel lavoro educativo, non dobbiamo aiutare le nuove generazioni a connettersi con la natura, ma a ri-connettersi; dobbiamo rammendare, non cucire. Dobbiamo creare le condizioni che lascino emergere quell’attitudine spontanea allo stare nella natura ponendosi domande e meravigliandosi che è innata nell’umano ma che col passare degli anni finisce per atrofizzarsi. L’anno scorso ho accompagnato un gruppo di bambini di città di otto, nove anni in un bel parco naturale (per molti, la prima gira della vita) che, disorientati e delusi, mi hanno chiesto dov’erano le altalene. Per questo la collana PiNO non perde tempo con libri sulle tigri, sui record della natura o sui mostri degli abissi. Le priorità sono altre. La priorità è la formica che passeggia sul balcone.
Laboratorio di Federica Buglioni

Laboratorio di Elisabetta Mitrovic
Sbaglia chi pensa che il tema dell’esplorazione naturalistica sia un di più di cui la scuola non sia tenuta a occuparsi. Nelle Indicazioni Nazionali del 2012 si leggevano, tra le altre, due cose importantissime. La prima è che “il laboratorio (…) è la modalità di lavoro che meglio incoraggia la ricerca e la progettualità (…) e può essere attivata sia nei diversi spazi e occasioni interni alla scuola sia valorizzando il territorio come risorsa per l’apprendimento”. Se penso all’idea di laboratori che valorizzino il territorio come risorsa di apprendimento mi vengono subito in mente le immagini di Gioia Marchegiani, immersa tra rami e prati a dipingere insieme ai bambini. E ai tanti tra noi (autori e illustratori della collana) che del laboratorio a cielo aperto hanno fatto prassi quotidiana.

Laboratorio di Gioia Marchegiani

Laboratorio di Gioia Marchegiani

Laboratorio di Elisabetta Mitrovic
Laboratorio di Federica Buglioni
La seconda è che la scuola deve “favorire l’esplorazione e la scoperta, al fine di promuovere il gusto per la ricerca di nuove conoscenze”. Dunque l’esplorazione e la scoperta non per accumulare saperi ma per coltivare il gusto per la ricerca (che idea straordinaria!). Personalmente non credo che tale gusto sia coltivabile senza la compagnia di libri che valorizzino la meraviglia del mondo naturale. Libri belli ma mai troppo preziosi, perché il libro nell’infanzia sia un amico con cui dialogare, non un oggetto di culto da venerare.

Laboratorio di Elisabetta Mitrovic

Laboratorio di Federica Buglioni

Laboratorio di Gioia Marchegiani
Un secondo pubblico inaspettato: gli adulti
Nati come libri per bambini, i PiNO hanno finito per circolare molto tra gli adulti appassionati di natura e sono diventati un diffuso strumento di lavoro nella progettazione didattica, tanto da occupare un posto di rilievo nei corsi di formazione di taglio naturalistico, scientifico e artistico. Hanno acquisito, inaspettatamente, un secondo pubblico fatto di insegnanti ed educatori che in queste pagine trovano un supporto valido per promuovere l’alfabetizzazione naturalistica, il piacere della lettura, l’amore per la scienza, la didattica laboratoriale, l’outdoor education e perfino per scoprire di non sapere, regalando così ai bambini un modello educativo fondamentale: quello dell’insegnante esploratore, cioè dell’adulto che vuole imparare per tutta la vita.

A sinistra laboratorio di Elisabetta Mitrovic, a destra laboratorio di Federica Buglioni

Laboratorio di Gioia Marchegiani

Laboratorio di Federica Buglioni