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Tutti i grandi sono stati bambini

Oggi vi proponiamo gli interventi di Letizia Soriano e di Claudia Ravaldi, durante la serata Definisci bambino che si è tenuta il 12 aprile, al Dams Lab a Bologna, e di cui abbiamo scritto qui due settimane fa, riportando la bibliografia dei brani letti. Dei testi letti da Janna Carioli abbiamo parlato la scorsa settimana, qui.

Letizia Soriano, insegnante e, a volte, scrittrice.

Mi sembrava necessario, per questo evento pubblico, portare la voce dell’infanzia potendovi accedere direttamente grazie al mio lavoro a scuola.

La classe che ha partecipato a questo dialogo è la quarta della scuola primaria Anna Frank di Rimini. A seguito della lettura del libro: Che cos’è un bambino di Beatrice Alemagna, i bambini hanno espresso le loro considerazioni.

DEFINISCI BAMBINO

Un bambino è un esempio per gli adulti, perché è più attento, più gioioso, più felice 

Un bambino è una risposta, sa bene cosa deve fare per questo costruisce il futuro

Un bambino è la libertà di piacersi per se stesso

Un bambino è un desiderio. Mia mamma mi ha raccontato che prima che nascessi lei guardava sempre le stelle e pensava a me

Un bambino è uno che sogna, perché ha tanto tempo e delle idee che agli adulti non verrebbero mai

Un bambino può essere che abbia voglia, oppure no

Alcuni bambini sono molto alti e non vedono quello che vedono gli altri bambini

Un bambino riesce con semplicità a realizzare i propri sogni

Un bambino, quando capisce qualcosa di nuovo, si illumina

Un bambino è un adulto nei ricordi dell’infanzia

Un bambino rimane stupito per ogni cosa. Una volta sono entrata dentro un albero e ho immaginato di essere nella giungla, mi sono emozionata. Mia nonna no.

Un bambino sa vedere quando gli adulti sono stanchi

Un bambino è un regalo, un punto di riferimento, perché capisce di più la vita

A volte noi bambini guardiamo gli altri e pensiamo: si può fare

Un bambino è un esploratore. Un giorno ho chiesto a mio babbo: lassù nel cielo c’è una fine? Il babbo mi ha risposto: lassù c’è l’infinito

Un bambino è esplicito nel domandare una curiosità, nel confidare i pensieri.

Un bambino è purezza. Gli adulti sentono il peso dei loro pensieri sulle spalle

Un bambino è libero nella parola

Io credo che un bambino sia un miracolo, farlo nascere è una grossa responsabilità

Un bambino sa cambiare idea, muovere il suo punto di vista sulle cose e sulle persone

Noi non desideriamo solo questo ma molto di più.

E VOI ADULTI VORRESTE TORNARE BAMBINI?

Illustrazione inedita di Beatrice Alemagna, da Alfabeto Alemagna, Topipittori 2023.

Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, dottore di ricerca in neuroscienze.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano”: era un’altra guerra, era un altro secolo, erano comunque bambine e bambini.

Sappiamo che le parole danno forma ai pensieri, e i pensieri danno forma al mondo, a patto che le parole vengano tenute a mente, rimesse nel cuore, custodite con cura. Eppure, ci scordiamo: delle infanzie altrui, e persino delle nostre. E da questa dimenticanza, come vediamo ogni giorno, nascono molte tragedie.

Per definire “bambino” riattraversiamo la soglia della nascita: siamo scaraventati nel mondo, sostiene Heidegger, parlando di gettatezza. Se siamo abbastanza fortunati, in gioco c’è la sopravvivenza fisica e psichica, alla gettatezza segue l’accoglienza, come ci ha insegnato Donald Winnicott: lanciati o meno, è necessario che qualcuno sufficientemente buono ci accolga e ci protegga. Per essere accolti nelle braccia, abbiamo prima bisogno di essere aspettati, attesi, fantasticati: bisogna nascere anche nella mente dei genitori, essere accolti anche nella mente, come scrive Alba Marcoli ne Il bambino lasciato solo.

L’accoglienza è braccia, ma anche sguardi: attraverso lo sguardo dell’adulto il bambino impara a riconoscere ciò che prova, poiché lo trova rispecchiato negli occhi di chi lo accudisce, dice Ruth Cohn: c’è chi può contare su milioni di sguardi nutrienti, e chi invece non ne ha, e deve per questo molto faticare. Scrive Tove Ditlevsen: “L’infanzia è lunga e stretta, come una bara”: per molti, troppi bambini, in ogni parte del mondo, è ancora così.

Piuttosto che definire bambino, diviene urgente definire adulto: persona cresciuta, che non dimentica l’infanzia, e per questo si impegna affinché quella dei bambini di oggi e di domani sia finalmente degna di essere vissuta e goduta pienamente.

Bibliografia

Ruth Cohn, Teoria e clinica del neglect, Raffaello Cortina, 2025

Antoine de Saint Exupéry, Il piccolo principe, Bompiani, 2014

Tove Ditlevsen, Infanzia, Fazi, 2022

Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi, 2005

Alba Marcoli, Il bambino lasciato solo, Mondadori, 2019

Donald Winnicott, I bambini e le loro madri, Raffaello Cortina, 2026