Poka & Mine. Le avventure quotidiane di un papà e della sua piccolina. Una collana per i più piccoli e per i grandi che si lasciano incantare
Questa riflessione di Olimpia Addabbo, per La Stanza Blu, associazione che pone un’attenzione particolare alle famiglie che attraversano momenti di difficoltà e cambiamento, fa parte di un ciclo di articoli dal titolo In viaggio attraverso la paternità, con un bagaglio leggero di albi illustrati. Ringraziamo entrambe per averci permesso la sua pubblicazione.
[di Olimpia Addabbo*]
Poka e Mine sono i protagonisti di una serie pensata per i più piccoli di libri illustrati e scritti da Kitty Crowther per Topipittori. Sono le avventure di un papà e della sua piccolina alle prese con la quotidianità della vita: voler giocare a calcio anche se si è femmina; andare al cinema (con la compagnia di tutti i peluches); la ricerca di un regalo per la nonna; la riparazione di ali in pronto soccorso dopo una caduta.

Kitty Crowther, una delle più visionarie, ironiche e poetiche illustratrici, ci offre con questa raccolta la possibilità di vedere il mondo delle più piccole cose con gli occhi del bambino avvicinando il pensiero magico su cui si fonda “la sua prima concezione del mondo” (Selma H. Fraiberg, Gli anni magici, Armando editore, 2022) permeata dall’animismo che conferisce sentimenti e volontà a tutti gli esseri anche quelli inanimati.
I protagonisti hanno sembianze di insetti, quattro zampette per braccia e due per i piedi e poi le ali e un abbigliamento originale nel suo essere vagamente retrò. Il tratto è molto simile a quello dei primi disegni dei bambini, con lo stesso piglio di quando colorano a matita con convinzione. Kitty Crowther racconta la quotidianità seguendo il ritmo del pensiero del bambino.

In Al cinema Poka e Mine si preparano per il loro pomeriggio e l’avventura si estende a tutto lo spazio e il tempo che sta intorno all’esperienza, quello che è accaduto prima mentre Mine giocava con il suo piccolo coniglietto Sila, quello che accade dentro e fuori le stanze di casa, la biglietteria del cinema, la sala, il pubblico seduto attorno in platea, il bar del cinema. Ogni tavola del libro intreccia i mondi, interni ed esterni, si popola di personaggi raccontati nelle espressioni più varie dell’umanità, con una dettagliatissima espressività e con una postura che mette in connessione il corpo con quello che stanno pensando. Mine porterà al cinema i suoi peluches, li farà accomodare sulla poltroncina accanto a sé, li porterà al bar perché anche loro hanno molta sete e lì dimenticherà Sila e quando andrà a recuperarla il barista allegro la rassicurerà dicendole che Sila è stata molto brava. Un mondo di adulti che si connette con la dimensione del gioco. Mine è in continuo movimento, dentro e fuori la sala, la visione del film sembra restare una intenzione. Ma una storia così bella e quotidiana non poteva che essere ambientata nel chiaro e scuro di una sala cinematografica, dove nel tempo in cui Poka e Mine sono seduti sulle poltroncine, sono ritratti come se fossero visti dallo schermo. Una inversione di ruoli che crea quello spaesamento felice che ogni bambino e ogni adulto che lo accompagna vivono mentre si accomodano nelle pieghe del mondo, vedere ed essere visti, ad assaporare ogni più piccolo dettaglio che rende ogni scoperta ordinaria qualcosa di straordinario.

Nel libro Un regalo per la nonna l’ordinario del quotidiano è visto con lo sguardo dell’immersione nella natura, Poka e Mine ci offrono lezioni di meraviglia. Mine raccoglie una conchiglia in un anfratto stretto stretto dove coabitano ricci, stelle marine, coralli, un concentrato di bellezza rara. Decide di farne un regalo per la nonna e lo comunica a Poka che poco distante sta immerso con i piedi nell’acqua, e quasi ci sembra di sentirne la sonorità mentre si infrange fra le gambe e la riva. Il paesaggio che attraversano per tornare a casa potrebbe essere lo scenario di una fiaba, boschi i cui colori si rispecchiano sul guscio della conchiglia e sugli abiti dei protagonisti, quasi un effetto perturbante in cui però i protagonisti si muovono come in una atmosfera familiare, un senso di appartenenza dentro quel chiaroscuro del fitto del bosco che si apre in radure per poi restituirci alla sera.


Così la scena è un interno casa, la stanza di Mine, ed è l’ora della nanna. Stavolta è la conchiglia che fa ombra schermando la luce gialla della lampada, preludio di una notte fantastica fatta di incontri straordinari, che avverranno ai piedi del letto di Mine. Anche qui un’inversione di prospettiva, dall’interno casa lo sguardo si sposta tornando al mare, dal quale emergono strane creature che, quasi minacciose, attraversano il bosco dirette verso la casetta di Poka e Mine. Lo straordinario che si presenta ad abitare una porzione di notte con Mine. E qui l’ironia e la leggerezza di Kitty Crowther fanno sembrare tutto possibile. Anche una partita a carte notturna con sei paguri bernardo. La storia continua e ha un finale felicissimo.

Questo albo sembra ispirato e anche un po’ incarnare il piccolo straordinario saggio Brevi lezioni di meraviglia di Rachel Carson (Aboca, 2024), biologa marina, un racconto intimo delle escursioni che l’autrice ha fatto in compagnia del suo nipotino, esplorando foreste, campi aperti, il chiaro della luna, la musica viva degli insetti nel sottobosco, il mare di notte. In una fusione di posture, in cui l’adulto accompagna il bambino in queste esperienze e si lascia al contempo portare dallo sguardo bambino di apertura alla meraviglia, praticando una possibilità poetica del sentire. La stessa Kitty Crowther, nell’articolo Disegnare la natura, sul terzo numero della rivista Quarantotto di Topipittori, cita Rachel Carson: «L’universo di un bambino è originale, nuovo e magnifico, pieno di meraviglia ed entusiasmo. La sfortuna è che, per la maggior parte di noi, quella lucidità, quell’aspirazione verso ciò che è bello e sublime si affievolisce o, addirittura, si perde prima dell’età adulta».

Le nuove ali racconta di una caduta e di una riparazione, un pronto soccorso dove Mine viene accolta con cura, una buona occasione per sperimentare un taglio di ali differente, sostitutive delle sue che devono essere riparate. Come sarà questa nuova esperienza?
Gli albi di questa collana sono tradotti dalla poetessa Chandra Livia Candiani, che attraversa ogni storia prestando il suo sguardo bambino, sempre aperto alla meraviglia.
I lettori sono invitati a ritrovare la lievità dei piccoli, abbandonandosi alla grazia dello stare al mondo di Mine e al contempo a prendere il passo di Poka, un adulto che è una base sicura, accompagna in ogni avventura Mine, che è bambina piccola, contenendola emotivamente con la disponibilità della sua presenza, il suo esserci, ma lasciandole l’autonomia di sperimentare, mantenendosi alla giusta distanza, che è quello stare un poco più in là, una posizione da cui può osservarla con interesse e incanto senza saturare il campo della sua esperienza, gustandosi con lei questo mondo magico, in cui tutto è possibile, se si allenano gli occhi alla meraviglia.
*Olimpia Addabbo è educatrice professionale in ambito socio-pedagogico. Con le Associazioni "Genitori quasi perfetti” (Varese) e “La Stanza Blu” (Como) si occupa di cultura dell'infanzia e della nascita, di accompagnamento alla maternità fragile a domicilio, di spazi e tempi della relazione e del gioco dedicati a genitori e figli, in particolare in area perinatale, di maternità e genitorialità nella migrazione, del tempo del dolore e della crescita. Ha maturato un approccio psicoanalitico, di osservazione e del “prendersi cura di chi si prende cura” grazie al Master AIPPI Milano (Associazione di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia, dell’Adolescenza e della Famiglia) e al Corso di Alta Formazione in Psicologia Perinatale e "Care" SIPRe (Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione). Con il gruppo di studio “lèggere leggère” coltiva la passione per la letteratura per l’infanzia e sperimenta la possibilità di abitare con i libri i luoghi della cura.