Di chi è questo mio corpo?

[di Elena Dolcini]

Riconoscere il proprio corpo - i singoli elementi che lo costituiscono così come la figura tutta nella sua interezza - corrisponde a un momento fondamentale nella costruzione dell’identità di una persona, che dialoga con altri corpi e con lo spazio. Riconoscere che il nostro corpo e l’idea che di esso abbiamo vanno definendosi anche attraverso la relazione con altro da noi è un secondo momento riflessivo altrettanto importante. È per questo che l’aggettivo “mio” del titolo del progetto può non bastare per descrivere il “mio” corpo ed è comunque da mettere sempre in discussione per non darlo per scontato.

Proviamo a chiedere ai bambini cosa associano alla parola corpo; con molta probabilità risponderanno in termini percettivi, riferendosi a sensazioni particolari di cui hanno fatto esperienza, dimostrando una naturale propensione all'originalità interpretativa. Ho chiesto a una bambina di sei anni quale parte del suo corpo preferisse e mi ha risposto: "Il cervello, anzi no, a pari merito, il cervello e il piede". E ha continuato: "Perché il cervello comanda tutto e il piede mi permette di correre, che è la mia cosa preferita".

Questa frase, innocente e non assoggettata ad alcuna logica, se non a quella del proprio benessere, demolisce repentinamente il dualismo corpo-mente che tanto ha condizionato e che continua a influenzare il nostro modo di vivere.

Il corpo, per quanto sia un termine generico, utilizzabile in più campi e contesti, è solitamente associato al corpo umano o a sue parti; è tra i nostri strumenti conoscitivi più importanti: moltissime delle informazioni che abbiamo su di noi e sulla realtà passano attraverso il corpo che, infatti, è il primo linguaggio che i bambini imparano. È una sicurezza e una continua sorpresa: da un lato finiamo per dare per scontati molti dei suoi movimenti e funzioni, dall'altro accade sempre qualcosa per cui ri-consideriamo nuovamente il nostro corpo: un infortunio, una malattia, nuovi apprendimenti, acquisizioni di capacità, sia nell'infanzia che in età adulta.

Federica Calzi, Margaux e Rebecca appoggiate sul corpo della madre Sylvie, il primo luogo che hanno abitato 2022.

Non da ultimo, il corpo, nel suo essere luogo e dispositivo di bellezza, concerne il desiderio: spesso è proprio nel corpo e nella sua cura che vive il nostro ideale di bellezza.

La pandemia, oltre ad aver messo in crisi il nostro corpo tout court, lo ha anche nascosto: vediamo ora volti senza maschere di persone conosciute durante il "distanziamento", li conosciamo ora, dopo anni.

Va da sé che scoprire il corpo, il proprio, quello dei propri simili, ma anche altri tipi di corpi non solo organici, sia una priorità nella vita in continua evoluzione di un bambino; in particolare, in questo momento storico, mostrare il corpo, i corpi, attraverso medium artistici eterogenei, sembra di primaria importanza.

Michela Liverani, Mettere in luce le singole parti del corpo affina e arricchisce il movimento, 2018.

Questa mostra e le attività a essa connesse vogliono far riflettere sulla relazione corpo-infanzia, attraverso il medium dell'arte contemporanea, nelle sue molteplici sfaccettature; sono state, quindi, incluse opere di vari autori italiani che lavorano con disegno, pittura, collage e fotografia.

In questa mostra multimediale, particolare attenzione viene riservata alla relazione tra corpi, quindi alla rappresentazione di piccoli gruppi, di coppie, ma anche alla rielaborazione più o meno deformata del corpo di una persona sola, che implica una relazione "diversa" tra le parti.

Facendo tesoro del lavoro svolto l'anno scorso con Abbecedario Fotografico insieme ai bambini delle scuole dell'infanzia, crediamo nel loro curioso interesse verso la relazione tra corpi, nella loro fascinazione verso l'organizzazione in insiemi anche piccoli, nei quali convivono identità e diversità, e nel loro volerne fare parte.

La mostra Di chi è questo mio corpo? vuole rendere visibile l'oscillazione continua tra struttura generale e analisi delle singole parti, che è anche tipica dell'apprendimento, così come dell'insegnamento.

 

Massimo Caccia, “Senza titolo”, 2018.

In mostra sono esposte le opere di: Antonella Abbatiello, Cesare Biratoni, Massimo Caccia, Federica Calzi, Patrizio di Massimo, Michela Liverani, Monica Ragazzini e Sergio Ruzzier.

Antonella Abbatiello, artista, illustratrice e animatrice, diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Roma con Toti Scialoja, assistente per tanti anni di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, presenta qui le sue famose Facce, realizzate con carta, forbici e colore, che ben esemplificano la relazione tra parte e tutto. Da un lato il dettaglio di un occhio, di un naso o di una bocca che possono non essere tutti presenti all’interno del volto, dall’altro un viso che può sembrare sempre qualcos’altro, grazie all’autonomia di un linguaggio artistico libero, svincolato dal rimando denotativo al visibile.

Antonella Abbatiello, tavole orginali di Facce.

In linea con una politica del frammento si colloca il lavoro di Cesare Biratoni, che con i suoi collage de-costruisce non solo la tirannia di una figura intera, ma anche l’assolutezza dei media; con questi l’artista gioca e li fa coesistere in un continuo fraintendimento di funzioni.

Cesare Biratoni

È, poi, nell’ottica di una destrutturazione ambigua, liminare e informe che si è voluto includere il lavoro di Sergio Ruzzier. L’artista, Premio Andersen 2023 come protagonista della cultura per l’infanzia, nei suoi Disegnini ribadisce l’enigmatica compresenza nel mondo di soggetti e oggetti, corpi umani e cose, che a volte hanno più anima dei primi; le tavole di Ruzzier descrivono anche la relazione tra corpo e spazio, interno ed esterno, chiamandoci a riflettere sul posto che abitiamo e sul nostro essere paesaggio.

Sergio Ruzzier

Il tema della relazione tra corpi diversi e tra corpi e spazio ritorna nelle opere di Massimo Caccia; qui il linguaggio clinico della progettazione è sovvertito dalla tenerezza degli animali e dei loro dettagli che sfidano pregiudizi, razionalità e leggi fisiche per stare insieme, nel tentativo di avvicinarsi, incastrarsi e completarsi a vicenda.

Massimo Caccia

I disegni di Patrizio Di Massimo, pittore marchigiano che vive e lavora a Londra, sono autoritratti dell’artista che tiene in braccio la figlia ancora piccola; attuando una variazione sull’iconografia madre-bambino, di Massimo descrive una somiglianza di famiglia che è fatta di rimandi e diversità, nell’esteriorità, nei colori e nei tratti somatici, così come nella personalità.

Patrizio Di Massimo

Infine, i lavori fotografici di Monica Ragazzini, Michela Liverani e Federica Calzi: della prima si presentano stampe da Elia, il progetto sulla madre, che Monica ha perso recentemente, e sui suoi vestiti, raffinati ed eleganti indumenti ben confezionati che parlano sicuramente della cura sartoriale di una volta, ma che soprattutto evocano, nonostante l’assenza fisica della persona, una presenza emotiva dirompente.

Monica Ragazzini, The Spring dress, 2023.

La ricerca di Michela Liverani si concentra sia sul singolo che sul gruppo, nella danza così come nella pedagogia, e, analogamente, in un gioco di richiami tra micro e macro, sullo studio dei dettagli, come mani o piedi, che fotografa in movimento o a riposo, sempre come in una coreografia dell’anima.

Michela Liverani

Di Federica Calzi includiamo alcune fotografie dal progetto Motherhood, nelle quali l’essere mamma si esprime nella sua eterogeneità, attraverso un tempo che può mutare il legame tra colei che dà cure e chi le riceve, ma non la sua intensità: non solo corpi in attesa, ospitanti e accoglienti, la cui bellezza gentile ricorda la pazienza necessaria all’impresa a venire, ma anche madri ritratte con le figlie ormai adulte.

Federica Calzi

Questo progetto vuole essere il nostro piccolo grande contributo al tema del corpo, lì dove inizia il nostro pensiero, la percezione che abbiamo di noi e un senso di riconoscimento che è sempre comunitario.

Di chi è questo mio corpo? è un’esperienza aperta; si andrà definendo attraverso la partecipazione attiva dei bambini e degli insegnanti che verranno a visitare la mostra. Il progetto include varie attività rivolte non solo all’infanzia, tra cui visite “non-guidate”, laboratori e una serie di incontri con professionisti di diverse discipline, per condividere trasversalmente esperienze eterogenee.

Gli schizzi di Anyu

Di chi è questo mio corpo?

Mostra, incontri e laboratori rivolti all’infanzia e non solo, a cura di Elena Dolcini.

28 settembre 2023 – 11 febbraio 2024

Spazi espositivi, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Corso Garibaldi 37, Forlì

Per informazioni e il calendario degli incontri: eventi@fondazionecariforli.itelenadolcini@gmail.com

Elena Dolcini: 329 5428673