Storia di una zuppa buonissima

La prima novità della primavera 2022 è La zuppa Lepron, atteso nuovo albo di Giovanna Zoboli e Mariachiara Di Giorgio che alla Bologna Children's Book Fair è andato a ruba e a cui, in occasione della Fiera, Zoo ha dedicato una mostra delle tavole originali con un allestimento superlativo (la mostra è visitabile fino al 30 aprile Bologna Strada Maggiore 50/A; orari: 11-18 dal martedì alla domenica; chiuso il lunedì, 17 aprile, 25 aprile. Ingresso libero. Protocollo Covid: GreenPass obbligatorio e mascherina FFP2.). 

[di Giovanna Zoboli]

Copertina, quarta di copertina e risguardi di La Zuppa Lepron, di Giovanna Zoboli e Mariachiara Di Giorgio (Topipittori, 2022).

«Il signor Lepron è nato nella tarda primavera del 1999 nel villaggio di Zirl, fra le montagne del Tirolo. Dopo un’infanzia trascorsa a scorrazzare nei prati e negli orti del circondario, e una giovinezza impiegata ad apprendere i segreti dell’arte culinaria, raggiunge la celebrità a livello locale con la sua prodigiosa zuppa vegetale Lepron, che prepara ogni anno, il 21 settembre. Nel 2020, con il sostegno della signora Zoboli e della signorina Di Giorgio, e grazie al provvidenziale intervento del fondo di private equity Topipittori, il signor Lepron si lancia sulla scena internazionale, aprendo un moderno stabilimento per la produzione di zuppe vegetali in scatola. Il resto è storia.»

Quando le ragazze di Zoo, per allestire la bellissima mostra dedicata alla Zuppa Lepron, ci hanno chiesto una breve biografia del Signor Lepron da affiancare al suo ritratto, quello che vedete qui sotto, Paolo Canton, dato che io in quel momento avevo da fare, ha scritto queste poche righe. Poche, ma perfette. 

La Zuppa Lepron, infatti, è nata parecchi anni fa da colui che le ha dato nome, ovvero dal Signor Lepron. Paolo e io facemmo la sua conoscenza in Austria, insieme, nel paesetto suddetto, Zirl. Stavamo camminando per le stradine di questo villaggio, quando dal grande portone di una fattoria (una di quelle impeccabili che si incontrano nelle zone rurali austriache) fece capolino il coniglio più bello e maestoso che mai si vide. Di un magnifico color nero, con zampe, muso e orecchie focate: trattavasi appunto del Signor Lepron, come ci tenne a specificare di persona. Per una curiosa assonanza con le parole della chiamata al rancio che hanno risuonato a lungo nelle caserme - La zuppa l’è pron, la zuppa l’è pron ta-ta-ta-ra-tà - ci venne subito fatto di pensare, scherzi dell’immaginazione, che questo coniglio gigante e magnifico fosse un cuoco sopraffino della cui celebre zuppa tutti, al mondo, si erano invaghiti. Dopodiché la cosa finì lì, o almeno così sembrò.

Ogni tanto, negli anni successivi, chissà resuscitati da cosa, ci tornavano in mente Lepron e la sua zuppa: in effetti ci era molto simpatico, quel leprone, così davamo aria al ricordo, favoleggiando delle sue molte zuppe: quella ai funghi, quella vegetale istantanea, quella ai porri e patate... Ma lì la storia si concludeva, né noi pensammo mai di darle seguito. Così, in effetti, per diversi anni, di Lepron continuammo a non sapere niente.

Finché un giorno di quattro anni fa, la storia bussò alla porta e dichiarò di essere pronta, proprio come pronta è una zuppa. Così non dovetti fare altro che mettermi alla scrivania nello stesso modo in cui uno si siede a tavola. Davvero non ricordo per quale ragione ripensai al Signor Lepron, non fu una decisione tipo: bello spunto, questo della zuppa Lepron, caviamone qualcosa. No, fu più una cosa sul genere che il Signor Lepron si presentò e decise di rivelarsi e di raccontare. Avevamo avuto entrambi molta pazienza e molto tempo, ed era giunto il momento di celebrare quell’incontro avvenuto anni prima. Con la scrittura capitano queste cose.

La storia è nata così come si legge nel libro appena uscito in libreria: la sua stesura materiale non ha richiesto molto tempo e non è intervenuta quasi nessuna correzione. Appena finita di scrivere mi resi conto che a illustrarla sarebbe stata Mariachiara Di Giorgio, la mia compagna di coccodrilli, narratrice sopraffina di situazioni, atmosfere, caratteri. Così gliela mandai e lei ne fu contenta. Era da un po’ che pensavamo a qualche storia da fare insieme dopo i successi coccodrilleschi, ma non era ancora venuto fuori niente di adatto. Sbagliavamo, sicuramente, pensando che il nuovo libro avrebbe dovuto essere ancora senza parole. Lepron, invece, manifestò chiaramente la volontà che la sua vicenda fosse raccontata da tutte le parole necessarie. Forse se ne era stato zitto per troppo tempo rimanersene ancora in silenzio.

Le avventure di Lepron hanno avuto bisogno di tempi supplementari per essere illustrate sia perché tutti pensavamo che dovessero essere perfette (e le illustrazioni non si fanno in sei mesi, salvo rare eccezioni, oltre al fatto che Mariachiara è esigentissima, molto autocritica e mai veramente soddisfatta dei risultati). Sia perché nel frattempo è nato Orlando, e Mariachiara ha avuto il suo bel da fare ad accoglierlo come meritava.

Risultato: il ritratto di Lepron è prodigioso, sia quello in copertina sia quello sul frontespizio (per non parlare di come appare in ogni dove, nel corso del libro). Il Lepron austriaco da cui nasce questa storia era proprio così, sputato, fatta eccezione per gli eleganti capi di abbigliamento che Mariachiara gli ha cucito indosso, come si addice a un capitano d’industria di successo e a un imponente, regale coniglio di razza Rex (anche i conigli sono dotati di pedigree).

Pagine tratte da La Zuppa Lepron.

Immagino che qualcuno, in questo momento, starà pensando che questa confusione fra conigli e lepri sia sbagliata e faccia confondere le idee. Provo a rassicurarli spiegando che Lepron ha un po’ di entrambi, della lepre e del coniglio: è aristocratico e selvatico, avventuroso e domestico, pacato e ipersensibile. Lo capirete meglio leggendo le avventure sue e quelle della sua famosa zuppa. Perché questa, poi, alla fine, è soprattutto la storia di una minestra buonissima e misteriosissima, e quella della sua stellare fortuna gastronomica. E adesso non fatemi ancora i difficili sentenziando che zuppe e minestre son cose diverse. Lo so. Lo sappiamo benissimo, sia io sia Lepron sia Mariachiara, e anche i dipendenti dello stabilimento Lepron e anche i pronipoti del signor Lepron, quelli bianchi e neri che a un certo punto, in un sogno, cadono nel pentolone.

Infine, un'ultima cosa. Mi è giunta voce che si è levata qualche nota di disappunto riguardo al fatto che ho usato per la parola lepre l'articolo indeterminativo maschile, un, anziché il femminile, una. Confesso che mi è venuto di getto, mentre scrivevo la storia, (anni fa mi occupai della parola lepre in poesia). Tuttavia ai cultori della Crusca farà piacere sapere che l'uso di lepre al maschile è esistito, si tratta di un arcaismo. E se proprio non se ne dessero per inteso, si pacifichino alla notizia che a Gubbio esiste il ristorante "Il lepre" e che lepre al maschile lo usò anche Montale in Lettera levantina, che fa parte della raccolta Poesie disperse, nel verso: il lepre ucciso nelle basse vigne. Spero che nessuno per questo abbia rotto le scatole a lui e al ristoratore di Gubbio. A me un arcaismo sembra stare benissimo al Signor Lepron, così d'altri tempi com'è. Se, tuttavia, per caso, qualcuno temesse che questo possa compromettere la conoscenza della lingua italiana dei piccini, potrà sempre leggere lepre al femminile. Io non avrò niente in contrario. Invece qualsiasi polemica in merito mi seccherà.

Da cultrice delle minestre, mi auguro che questa storia abbia anche una ricaduta gastronomica: ovvero se ai bambini questa zuppa letteraria piacesse, non è escluso che potrebbero cominciare a mangiare vere zuppe senza levare un ba di protesta. Sarà sufficiente dir loro che per cucinarle si è seguita la ricetta segreta della famigerata Zuppa Lepron, e dette zuppe si volatilizzeranno dai piatti in un battito di ciglia.

Se, poi, tutto ciò non fosse bastato a convincervi all'acquisto, sappiate che per chi compra subito il libro in una libreria indipendente, specie se è una Casa dei Topi (l'elenco lo trovate qui), in regalo ci sarà il bellissimo poster che vedete qui sotto.

Il poster in regal ai primi acquirenti.

Le zuppe Lerpon confezionate ad hoc per l'allestimento della mostra a cura di Zoo, a Bologna.