In difesa dei bambini, della pace e dei diritti umani

[di Anna Saba Didonato]

Parlare ai bambini e raccontare quello che sta accadendo a Gaza, nel rispetto della loro sensibilità, senza banalizzare e cercando di far nascere in loro domande: è questa la nuova avventura intrapresa dal giornalista e attivista messinese Antonio Mazzeo. Tra i fondatori dell’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione delle scuole e delle università e autore de La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia (2025), Mazzeo ha deciso di portare in giro per l’Italia un laboratorio performativo per promuovere l’educazione alla pace, alla solidarietà e alla nonviolenza. Come un teatrante girovago, ha preso a raccontare la storia che avrebbe voluto narrare ai bambini di Gaza al termine del viaggio a bordo della Freedom Flottilla, nel luglio scorso.

Una storia di resilienza e speranza che ha come protagonista Coniglio Clown, il quale vive nella felice Conigliopoli dispensando allegria, giochi e spensieratezza ai piccoli coniglietti, ai quali nulla manca – serenità, amore, cibo e gioia - fino al triste giorno in cui compaiono i temibili Militaren Kattiven e si materializza l’incubo del nucleare. Accanto a lui, altri due personaggi, il Vecchio Marinaio e Handalino, e un finale tutto da scoprire.

Purtroppo però, com’è noto, l’esito del viaggio di Antonio e degli altri attivisti, che erano sulla Freedom, non è stato quello sperato.

Come nasce la storia di Coniglio Clown, Handalino e il Vecchio Marinaio?

In verità ho messo insieme due storie elaborate nel corso della mia vita, legate a due eventi che mi hanno segnato profondamente. Coniglio Clown è un personaggio che interpretavo quando vivevo al Campo Internazionale della pace di Comiso (Ragusa), negli anni di mobilitazione contro l’installazione dei missili nucleari Cruise in Sicilia (primi anni Ottanta).
Poi attorno a lui ho costruito il racconto-laboratorio di Conigliopoli che ho sviluppato durante il mio percorso educativo-scolastico di educazione alla pace. La missione a Gaza, a fine luglio scorso, a bordo dell’imbarcazione Handala con la Freedom Flotilla e il sequestro in acque internazionali da parte della Marina militare israeliana hanno dato spunto alla narrazione del viaggio.
Handalino è il piccolo peluche che viaggiava a bordo con noi, dono di una bambina di Gallipoli per i “cuginetti” palestinesi di Gaza, e che dopo l’assalto israeliano mi sono ritrovato abbracciato alle gambe. Mi ha fatto compagnia la notte della deportazione in Israele e sono riuscito a riportarlo con me in Italia.
 

Ho pertanto messo insieme due racconti-ricordi per provare a spiegare ai bambini della scuola primaria cosa sta accadendo a Gaza ai loro coetanei palestinesi, e il diritto-dovere di impegnarsi tutti in difesa della pace e dei diritti umani.

Quali riscontri hai avuto in occasione dei laboratori teatrali che hanno fatto conoscere Handalino e la sua storia ai bambini di Messina, Catania, Modica (Rg), Borgo Tressanti (Fg)? Che ricordi porti con te?

I laboratori-performance sono stati momenti straordinari di condivisione di ricordi, emozioni, ansie, paure e speranze di un mondo più giusto e più sereno. Come educatore ritengo fondamentale che di guerre e di pace si parli costantemente anche con i più piccini. Ho avuto modo di toccare con mano la sofferenza che i nostri bambini provano per quanto accade oggi dall’altra parte del Mediterraneo. Tante e tante volte mi hanno chiesto perché gli adulti non stiano facendo nulla per impedire i crimini a Gaza e in tutte quelle parti del mondo dove guerre, carestie, genocidi sterminano vittime innocenti.
 

A Modica tre bambini di otto anni si sono avvicinati mentre mi struccavo alla fine del laboratorio per domandarmi, testualmente: “Antonio, ma quando la guerra a Gaza finirà, tu pensi che i bimbi palestinesi riusciranno a superare i traumi subiti?”.
Domande disarmanti che, però, ci impongono la ricerca di modalità di dialogo e linguaggi che vadano incontro ai bisogni e alle inquietudini dei minori.
All’orizzonte si profilano scenari terribili. Per la prima volta nella storia dell’umanità c’è una generazione intera che rischia di non crescere e diventare adulta. Il senso di totale precarietà e fragilità è avvertito da bambini e adolescenti. Insegnanti e genitori devono mettersi in ascolto e stare il più possibile vicini ai minori. Devono accompagnarli emotivamente fornendo loro concrete chiavi di lettura dei processi in atto, strumenti di elaborazione e protagonismo.
 

Fra i tuoi progetti futuri c’è anche un libro illustrato dedicato.

Tanti genitori, educatori e amici mi hanno chiesto di mettere per iscritto il canovaccio utilizzato per il laboratorio-performance. Ci sto lavorando, non è facile scrivere di guerre e pace per i bambini. Vorrei utilizzare al meglio le parole per entrare nel cuore dei piccoli. Spero di riuscire a realizzare quanto prima questo sogno-impegno, La fiaba che avrei voluto raccontare ai bimbi di Gaza, e poterla raccontare davvero, un giorno, alle bambine e ai bambini di Palestina.

Il 5 gennaio hai ricevuto il premio Siciliani Giovani 2026, in memoria di Pippo Fava. Negli anni scorsi è stato consegnato a don Luigi Ciotti, a padre Salvatore Fresca (recentemente scomparso), al giornalista Sebastiano Gulisano…

Più che un premio, un peso, per l’amicizia “donata”. Per me è stato un dono inatteso che mi ha profondamente commosso. La mia generazione è cresciuta e si è formata leggendo quella straordinaria rivista mensile, I Siciliani, che aveva come direttore Giuseppe Fava, uno dei giornalisti e scrittori più importanti che l’Italia abbia mai avuto, barbaramente assassinato dalla mafia, il 5 gennaio 1984. “Uomo di pace e amico di Giuseppe Fava” è la motivazione con cui i “carusi” de I Siciliani - quei ragazzini dei primi anni Ottanta che, a Catania, con Fava, denunciavano il malaffare dei cavalieri dell’apocalisse mafiosa e il binomio mafia-missili -  hanno voluto premiarmi.