I magnifici tredici. Una storia di giocattoli

Nell'aprile del 2022 abbiamo pubblicato qui un'intervista ad Alessandro Franzini, titolare del Museo del Giocattolo e del bambino che, qualche anno, fa da Cormano si è trasferto a Firenze, in via dell'Orologio. Erede di Paolo Franzini, antiquario milanese e grande collezionista di giocattoli, fondatore del Museo sopra citato, alcune settimane fa, Alessandro ha raccontato sul suo profilo Facebook questa storia avventurosa che oggi vi proponiamo. Gli abbiamo chiesto di poterla condividerla sul nostro blog, perché testimonia della passione che anima il collezionismo e la cura degli oggetti come testimoni di epoche e culture. Ringraziamo Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte e Antiqua Nuova Serie che ci hanno permesso di pubblicare le immagini che illustrano l'articolo, tratte dalla sezione Museo giocattoli Cardini e dall'articolo I giocattoli della ditta Cardini di Omegna, di Luisa Dellanzo).

[di Alessandro Franzini]

Oggi, 16 dicembre, sarebbe stato il compleanno del mio babbo. L'ottantasettesimo. Ho piacere di ricordarlo con una “storia di giocattoli”. Un evento occasionale, forse fortuito,  in cui però scorgo molto del suo “spirto guerrier” e dell’irriducibile passione.

Il Museo che ha creato racconta il percorso di ogni esemplare esposto, ma in alcuni casi, le vicende che li ha portati al Museo sono perfino più avventurose. Per esempio questa. La chiamerò “I Magnifici tredici”. Ecco come andò.

Sono le cinque di una domenica mattina, da qualche parte intorno alla metà degli anni Ottanta. La luce della mia cameretta si accende e mio padre dice: “Alzati che dobbiamo andare”. Faceva spesso questo tipo di cosa.  Per esempio quando – l'ultima domenica di ogni mese – dovevo aiutarlo ad allestire il banco al pestifero Mercatone dell'antiquariato, sul Naviglio Grande. Mio padre aveva il negozio più bello e caratteristico dei Navigli e tutta la famiglia doveva partecipare. Non posso nemmeno dire che quelle sveglie antelucane fossero intese come esercizio del potere patriarcale. Non c'era una discussione, al riguardo; non ero un interlocutore.

Carta intestata della ditta Cardini. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

Si trattava di una legge fisica. Causa-effetto. Suo figlio era come la luce della lampadina. Premendo l'interruttore, questa si accende... a meno che non sia fulminata.  Se gli dice di alzarsi, il figlio si alza... a meno che non sia morto.  E io non ero morto.  Quindi mi alzai. Emersi dai sogni senza fare domande. Ero assuefatto. Non sapevo dove dovevamo andare, né cosa si dovesse fare. Sapevo solo che non era l'ultima domenica del mese.

20 minuti dopo, eccomi seduto dietro di lui, sulla sua moto Guzzi, in autostrada. La Milano-Genova. Per fortuna deve fare benzina e, quindi, durante la sosta, è in qualche modo costretto a ragguagliarmi sulla faccenda. Stiamo andando ad Alassio. Per la precisione a Moglio, nell'immediato entroterra. Più precisamente ancora, alla parrocchia di Moglio. Bene, la prima domanda è servita. Però la risposta getta – se possibile – ancora più interrogativi sulla seconda: perché?

200 km dopo: Siamo quasi arrivati - il cielo non era ancora del tutto schiarito - quando il mio genitore si ricorda che non ho fatto colazione. Sbocconcellando un biscotto “esse”, il quadro finalmente si rivela. Abbiamo appuntamento con le Sorelle Casarico. Le Sorelle Casarico, anziane come il Regno d'Italia, gestivano uno storico negozio di giocattoli alassino e avevano saputo che a una non ben definita festa parrocchiale di Moglio ci sarebbe stata, quel mattino, una lotteria di beneficenza. Tra i premi, secondo le Casarico, svettava una collezione completa dei 13 – leggendari – giocattoli Cardini. Lo Shangri-La di mio padre.

Due pubblicità della ditta Cardini. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

Ettore Cardini, negli anni Venti del Novecento,  produsse a Omegna una serie di giocattoli di latta litografata, molto raffinati. Quasi tutti erano dotati di meccanismo a orologeria. La peculiarità di questi balocchi era, però, nelle confezioni di cartoncino che – aperte – diventavano parte del gioco stesso, offrendosi come scenario o fondale: tunnel, se il giocattolo era il treno; rimessa, se si trattava del tram; porto, se era la motonave... e via dicendo. In particolare, quattro di essi prevedevano delle giostrine metalliche da montare sopra la scatola. Un equilibrio fragile e precario che ne determinava il deperimento, il crollo e la conseguente rarità.

Le illustrazioni déco erano disegnate da Attilio Mussino, uno dei capostipiti del Corriere dei Piccoli (famoso il suo Pinocchio, ma qualcuno, forse, ricorda anche il moretto Bilbolbul). Proprio sul Corrierino, inoltre, la Cardini reclamizzava i balocchi, con ineffabili slogan tipo “I bambini intelligenti preferiscono i giocattoli Cardini, perché sono i migliori” oppure: “Fate i capricci!”. La ditta, purtroppo, non sopravvisse alla crisi del 1929. Erano prodotti molto ambiti nel settore. Qualche collezionista ne possedeva uno, due... al limite tre. Non si avevano notizie di collezioni complete. Figuratevi mio padre quando seppe della riffa! Non fu dato sapere come il parroco del paesino avesse messo le mani sulla serie completa, ma la circostanza era irrilevante. Quei balocchi dovevano diventare suoi!

Camion 18BL. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

Il piano era quello di accordarsi col sacerdote prima della messa in vendita dei biglietti, ritirando il lotto in cambio di una generosa offerta. Le sorelle, però, erano rintronate e omisero di specificare che la festa era – si – della parrocchia di Moglio, ma l'estrazione dei biglietti vincenti sarebbe stata effettuata a Solva, altro agglomerato di case, qualche sentiero boschivo più in là. A Moglio, quando arrivammo, non c'erano infatti tracce di festa. I pochi negozi erano chiusi. Non si vedeva un'anima. Mio padre, sempre più agitato, si diede a suonare i campanelli delle abitazioni.  Nessuna risposta utile. Poi, a un passo dalla disperazione, ecco un muro deputato alle notizie per la comunità. Tra gli avvisi sulle scadenze tributarie e gli annunci funebri (ricordo una tal “Santa SantaCaterina, detta Santina” di anni 102), spunta il manifesto che svela l'arcano.  Presto, dunque! A Solva!

Limousine 509. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

Romba la moto, sfrecciando tra le stradine sterrate. Schiviamo pini marittimi, ulivi, castagni. Sono il figlio di un pazzo. La mia vita sta per terminare contro un leccio. E invece no.  Arrivammo a Solva, impolverati dalla testa ai piedi, ma interi. Ecco perché a Moglio non c'era nessuno: erano tutti qui. La festa è in pieno svolgimento. Siamo in ritardo, dannate Casarico! La vendita dei biglietti per l'estrazione è già iniziata. I giocattoli Cardini sono esposti sui tavoli, insieme ad altri cento premi. Forse più di cento. Li vediamo attraverso i vetri dell'oratorio, ancora chiuso, mettendo le mani a conchetta intorno agli occhi. Porca miseria, ci sono davvero tutti. Intercettiamo il Don. Il prete si rifiuta di ritirarli dalla lotteria, sono stati tutti assegnati a un numero. Non avrebbe altre vincite per sostituirli. Men che mai tredici. Aggiungo che l'insistenza concitata di mio padre lo indispose, irrigidendolo oltre il necessario.

Tram elettrico n. 12. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

Locomotiva gruppo 690. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

C'è di buono che chi aveva acquistato un numerino, ancora non sapeva cosa aveva vinto. È una pesca di beneficenza, no?  Molti partecipavano per dare una mano, senza pensare alla contropartita. Ci si potrà avvicinare ai tavoli e controllare i premi corrispondenti solo dopo che tutti i biglietti saranno stati venduti. In ogni caso non prima che finisca lo spettacolino di burattini a bastone in corso nella piazzetta principale. La mia attenzione viene anzi rapita: Capitan Fracassa sta discutendo con Re Cicciolin, contendendosi un pentolone colmo di zuppa di pesce. Ma a questo punto, la scena si fa surreale. No, non mi riferisco alla rappresentazione.

Giostra aereo. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

Mio padre, con un blitz, acquista tutti i biglietti ancora disponibili, circa la metà del totale. Subito dopo mi mette in mano un mazzo di banconote e mi spedisce in giro per la piazza col compito di acquistare i biglietti già venduti. Uno per uno. “Offri anche dieci volte il loro costo”, mi dice. E di nuovo, non è un incarico, non è un ordine... è come la lampadina di poche ore prima, quella che si accende premendo l'interruttore. Non può fare meno di accendersi. Non posso fare a meno di correre trafelato da una persona all'altra, offrendo soldi in cambio di un eventuale biglietto della lotteria. Stavolta, avrei preferito eccome essere morto. Ero un ragazzino introverso, riservato. Mi si chiedeva una sguaiatezza imbarazzante oltre il dire. La gente, gente ligure… già bizzosa di suo, mi guardava come se fossi matto. Per forza: stavo facendo una cosa da matti. Qualcuno mi vende il suo biglietto. Altri non vogliono sentir ragioni, li hanno comprati per i propri bambini. C'è chi si altera. Una signora chiama l'attenzione di un vigile. Ecco, mi arresteranno. Speriamo che mi diano una cella vista mare. Insomma, faccio del mio meglio. Consegno a mio padre i tagliandi riscattati.

Giostra dei dirigibili. Courtesy Antiqua nuova serie.

Finalmente si apre l'oratorio e la gente si avvicina ai tavoli. Lui è il primo. Raggiunge i Cardini. Verifica i numeri. Nove sono già suoi. Ne mancano quattro. È ora pronto ad affrontare i meschini che li hanno vinti. Le suore deputate al controllo dei biglietti lo guardano scandalizzate. Uno dei quattro rimane inassegnato, il vincitore non si presenta. Si tratta della Giostra delle libellule, l'esemplare più ambito; verrà acquistato direttamente tramite il parroco, a quel punto ben felice di venderlo aumma aumma.  Gli altri tre assegnatari, invece, si presentano eccome.  Due accettano di rinunciare al balocco, in cambio di una cifra che non rivelerò.

L'ultimo fa storie. È lì col figlio, non vuole cedere davanti a lui.

Giostra volante detta anche delle Libellule. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

“È una questione di principio, non di soldi”, dice.  Figuratevi se mio padre si arrese. Con irriducibile caparbietà prese a concionare, considerando che  al figlio in questione – maschio – interessasse certo ben poco di possedere un giocattolo già allora vecchio di sessant'anni, che rappresentava, per giunta, una cucinetta a gas. L'argomentazione era ineccepibile, ma non fece breccia. Le questioni di principio, si sa, spesso sono illogiche. Stavo cominciando a temere che non ne sarebbe venuto a capo quando... eccolo calare l'asso, un colpo di scena che mi lasciò senza fiato. Avendo acquistato quasi tutti i biglietti, era diventato il proprietario di quasi tutti i premi. La maggior parte erano giocattoli. Almeno cinquanta. Tutti nuovi.

Cucina a gas n.10. Courtesy Antiqua nuova serie.

Si rivolse allora direttamente al bambino e gli disse: “Se convinci tuo papà a lasciarmi questo... tutti gli altri sono tuoi”.

Il pargolo spalancò la bocca, scorrendo il ben di dio rimasto sui tavoli. Poi guardò il padre, strizzando gli occhi, come a dire “Guai a te”. Gioco, partita, incontro.  La cucinetta raggiunse i suoi fratelli di... latta. Non lasciammo il paese tra gli applausi – anzi -; ma lo lasciammo con quello per cui eravamo venuti. Le sorelle Casarico tennero in deposito il “malloppo” che non potevamo certo trasportare in motocicletta. Un furgone fu poi mandato a ritirarlo.

Motonave Saturnia. Courtesy Accendiamo la memoria. Archivio iconografico e mutlimediale dell'Alto Piemonte.

E questa è la storia dei tredici meravigliosi Cardini esposti al Museo del Giocattolo e del Bambino.  Una storia che nell’era di internet dubito sia più possibile vivere. Internet ha completamente stravolto il senso del collezionismo. L’emozione della caccia al tesoro, lo stupore della scoperta inattesa, lo studio pionieristico sul campo… tutte cose che non esistono più. Oggi è principalmente una questione di soldi. Se ne hai abbastanza puoi ricevere a casa praticamente tutto, in un paio di giorni, senza alzarti alle cinque (o prima) e senza sporcarti le mani.

Mio padre ne avrebbe sofferto. Sono felice che abbia vissuto in un altro mondo. Buon compleanno, babbone.

Per altre altre informazioni sui giocattoli Cardini, vedi anche Storie italiane. I giocattoli di latta Cardini di Omegna.

Vetrina Cardini nel Museo del Giocattolo e del Bambino, Santo Stefano Lodigiano (oggi a Firenze). Courtesy Antiqua nuova serie.