Il misterioso signor Loverso

Una volta, tanti anni fa, a Milano, in Galleria, c'era una libreria remainders piccola, affollatissima, disordinatissima, lunga e stretta, non ci si passava in due, che si sviluppava su tre piani, in verticale. Lì, avevano non solo libri a buon mercato, ma libri meravigliosi che non c'erano da nessun'altra parte. Se avevi la fortuna di incocciarci, dovevi affrettarti a comprarli, perché li trovavi solo lì. E oltre a essere preziosissimi e rari, questi libri costavano poco, anche se erano libri di pregio, classici e saggi magnifici, edizioni rilegate, titoli introvabili. Quindi, praticamente una condizione ideale. Perché accadeva questo? Perché erano libri fuori catalogo o fallati o pubblicati da case editrici fallite o libri che nessuno aveva voluto, decretandone l'esclusione. Insomma, erano libri a cui era andata male, poveretti. Però, benché gli fosse andata male, se approdavano lì, una nuova chance l'avevano. Potevano incontrare un cliente capace di vederli e di capire che erano bellissimi. Lì ho visto per la prima volta la monografia su Babar edita da Garzanti: lo ricordo bene perché non l'ho comprata, pensando che l'avrei trovata ancora. Sbagliato.



Sono passati decenni prima che riuscissi a rimetterle sopra le mani (mai rimandare l'acquisto di un libro). Qualche tempo fa, un noto illustratore che non sta più in Italia mi ha detto di averci lavorato, in quella libreria. Quindi sicuramente ci siamo incontrati, decenni fa, perché io ci andavo spessissimo. Che strano: è un po' come essersi incontrati in un'altra vita.

Se, in preda a facili ottimismi, a volte ci capitasse di pensare che quando un libro è bello alla fine ha successo, sappiate che non è vero, anche se sarebbe bello crederci. Se così fosse, infatti, la piccola libreria lunga e stretta non sarebbe esistita. E il libro di cui oggi scrivo non sarebbe finito su quei banchi. Perché questo è il classico caso di un libro geniale e bellissimo che nessuno conosce. E che probabilmente quando è uscito ha venduto sette copie.



Si intitola Piccolo alfabetario illustrato, edito da Lerici editori Milano, di cui autore è Loverso. Loverso, così, senza un nome accanto: un cognome a cui io penso corrisponda l'autore dell'intero libro, testi e illustrazioni. Ma è un ipotesi, perché di questo libro in effetti non so nulla e non ho trovato alcuna notizia, da nessuna parte: date, biografia dell'autore eccetera.

Poi, a dire la verità, io lo sto chiamando libro, ma si tratta di una cartella 30x20, con sei fogli sciolti ripiegati in quattro e 48 illustrazioni a colori. Siccome Piccolo alfabetario illustrato è una rivisitazione di un abecedario per l'infanzia, volendo i fogli, dispiegati, si possono appendere al muro, in classe o a casa per fare imparare ai bambini l'alfabeto o semplicemente per avere una bella cosa appesa, da guardare.

Piccolo alfabetario illustrato è un libro fatto con pochissimo, a cominciare dai colori che sono quattro: azzurro, verde, rosso e giallo. E a finire con i testi: due o tre righe per pagina, più qualche parola qua e là.



La quantità di mezzi con cui questo libro è stato fatto è inversamente proporzionale alla quantità di intelligenza con cui è stato pensato.

D'altra parte, l'amore per il poco che questo misterioso signor Loverso esibisce si rivela anche nella scelta del tema: l'alfabeto. Cosa c'è, infatti,di più elementare di un ABC, destinato alla categoria umana più elementare che ci sia, i bambini? Nonostante l'abc sia, già di per sé, una cosa elementare, il misterioso signor Loverso per tutto il libro ci invita a non fare l'errore di prenderlo sul serio. Lo fa attraverso l'umorismo.



Ecco infatti come comincia questo alfabetario:



I pensieri si fanno con le frasi.

Le frasi si fanno con le parole.

Le parole si fanno con le lettere.

Bisogna conoscere le lettere per evitarle.

Così non si hanno pensieri.




Io dico che il ragionamento del misterioso signor Loverso non fa una piega.

E dopo averci stordito conquesta vertigine deduttiva, ecco che Loverso va all'attacco della prima lettera. Alla A segue la B. E alla B, la C. E così via fino, ovviamente, alla Z, con solo la W doppia a rappresentare la categoria delle straniere e delle esotiche (inserita forse per riempire una pagina rimasta vuota).

Il misterioso signor Loverso, dell'alfabeto, che tutti pensiamo essere la cosa più nota al mondo, al punto che definiamo le conoscenze basilari di ogni disciplina come “l'abc”, ci mostra i lati più spiazzanti, che poi sono anche quelli più interessanti e meno frequentati.

Lo fa facendoci ridere (cliccate sulle immagini per leggere i testi).





Ma quando scrive che la effe è un lettera da gatti, ffffffff, o che i ricchi sono pieni di acca perché molto Hanno, ci sta suggerendo cose che banali non sono affatto. Perché, in effetti, è vero: per quanto noi ci ostiniamo a pensare il contrario, gli animali parlano e le persone abbienti oltre ad avere più cose, hanno anche più parole, benché queste sembrino gratuitamente a disposizione di tutti. Vi sembrano sciocchezze? A me no.

Soprattutto dette con questo spreco di sfavillante, dissimulata intelligenza.



Anche le immagini di questo alfabetario sono bellissime. Oltre che per la ricercata ingenuità,  la leggerezza, l'umorismo, perché sono, anche loro, spiazzanti.



 

Se il misterioso signor Loverso ha un talento è quello di associare parole a immagini. Osservate la lettera emme: troviamo un magnifico Martello di Marx. Cosa distingue un martello di Marx da uno non di Marx?

Nulla, solo il fatto che lo segnali, del tutto arbitrariamente, una didascalia. Non so se questo escamotage irrida più il concetto di proprietà privata o la pretesa del linguaggio di enunciare un fatto come verititero. Di entrambi, comunque sia, il misterioso signor Loverso mette in luce la stupidità.

Insomma, l'avete capito: questo alfabetario, nonostante l'aspetto ridente, colorato, giocoso, bambinesco, è un saggio di filosofia. Come poi sono tutti gli alfabetari, anche se nessuno pretende di farci caso. Il misterioso signor Loverso, invece, evidentemente è uno che certe cose le nota. Per esempio quella che un alfabeto è il primo libro di filosofia che un essere umano incontra, perché, oltre a contenere tutti i possibili pensieri formulabili, ha dentro anche tutte le cose che stanno fra la terra e il cielo. E anche quelle che non ci stanno.

Insomma,il misterioso signor Loverso è un filosofo. Non ci credete?

Leggete come finisce questo libro:



È finito.

Non c'è altro.

 -   Un caffè?

 -   No, grazie.




(gz)