Mala del Brenta. Le parole del fiume

[di Chiara Spallotta*]

Una sera di metà dicembre del 1987, Franco va a trovare l’Ivana. Sono fidanzati. Passano una serata qualsiasi. Più o meno. Fuori sentono elicotteri volare bassi, ma succede spesso: l’Ivana abita a Fossombrone, in una delle case popolari vicine al carcere di massima sicurezza. Si dice anche di posti di blocco. Al telegiornale però non han detto nulla, e son braccia che si allargano in un “boh”.
Poi Franco riparte, una pattuglia lo segue, lo ferma. I suoi movimenti sono sospetti. Si agita, fa per prendere i documenti, forse si muove troppo in fretta, e in un attimo: ha un mitra infilato nel naso, chi lo impugna ha gli occhi larghi di paura e minaccia, urla e ripete di alzare le mani.
Il perché Franco lo capisce solo il giorno dopo, quando viene data la notizia: Felice Maniero è evaso dal “supercarcere” di Fossombrone.
Ho sentito raccontare questo episodio un sacco di volte, l’Ivana e Franco, due anni dopo, sono diventati i miei genitori e quel mitra nel naso, a mio padre, è rimasto impresso.
 
Nel 2022 mi è arrivato il soggetto di un fumetto sulla mala del Brenta, la cosca mafiosa di Felice Maniero. Ho avvertito come un prurito al naso. Nel novembre del 2025 quel soggetto è diventato un libro, Mala del Brenta. La mafia del Nord-Est, edito da BeccoGiallo, scritto da Marco Gnaccolini e disegnato da me.
 
 
Ad accompagnarci in questa storia è proprio il fiume Brenta, suo malgrado testimone diretto – ma anche deposito e cimitero – dell’organizzazione criminale che ha preso il suo nome.
 
 
La storia non è quella di Felice Maniero: per noi e per la casa editrice era importante che questa non fosse la sua biografia. Quando si lavora con le immagini, il rischio di estetizzare è alto. Un volto in copertina in qualche modo celebra e, celebrando, legittima. E anche un atto criminale, per quanto brutale sia, indorato da una narrazione e dei disegni ben fatti, può diventare digeribile, avvincente.
Mettere al centro il paesaggio, la presenza e la voce super partes del Brenta, ci ha permesso di spostare l’attenzione sul Contesto: sul momento storico, sul territorio, e sui meccanismi per cui la banda è nata e ha agito indisturbata per anni.
Ma un fiume è sia un attore che un mezzo narrativo potente. Vuole spazio e allo stesso tempo ne crea di nuovo. Mentre lavoravo al primissimo storyboard mi appuntavo spesso dei “più fiume”. Finché non si è guadagnato delle doppie intere. E ha iniziato a dettare la forma che il libro avrebbe preso.
 
 
 
 
Abbiamo capito presto – anche solo per nostra inclinazione e competenza – che quello a cui stavamo arrivando non era tanto un’inchiesta giornalistica a fumetti, ma forse più un racconto, un racconto di cronaca illustrato. Marco aveva immaginato un libro corale, in cui i testimoni si alternavano come fuori dal tempo, ognuno col suo tassello di storia. Il fiume ne è diventato cornice, elemento di raccordo, ma anche contenitore: uno spazio in cui immergersi, tuffarsi.
 
 
 
Così le testimonianze si susseguono, fuori e dentro l’acqua. Il libro scorre come un flusso. Non ci sono vignette “chiuse”, quadrettate, né ci sono pagine bianche o stacchi tra un capitolo e l’altro. Gli stessi titoli sono un tutt’uno con le immagini, a volte quasi nascosti. Una gabbia e dei margini di riferimento ci sarebbero, ma vengono all’occorrenza abbandonati o scombinati. Degli elementi classici del fumetto rimangono solo i balloon, anche se i personaggi non comunicano che raramente tra di loro, si rivolgono quasi sempre al lettore.
La scelta cromatica del blu, di un blu pantone che non cambia mai di tonalità, ribadisce l’immersione in questo flusso: è il colore dell’acqua che racconta e fa raccontare, che ci trascina dentro ai fatti, facendosi più densa e soffocante mano a mano che le vicende si fanno più sanguinose.
 
 
 
Come detto, in questo libro, assieme e attorno al fiume, scorre anche tanto paesaggio Veneto, soprattutto le zone della Riviera del Brenta e della Saccisica ma anche Venezia e la laguna. Ricostruire com’erano negli anni Settanta e Ottanta è stata una caccia al tesoro. Ho messo insieme una collezione di cartoline dell’epoca di ogni più piccolo paesino, pubblicità varie e anche qualche figurina dell’album Tutta Italia del 1985. Mi sono persa tra le pagine di vecchie guide del Touring Club e di volumi di architettura minore veneta di Igino Marangon con dei disegni meravigliosi.
 
 
La pianura rurale solcata da canali del basso Veneto è dove questo libro comincia. Attraversandola l’orizzonte si fa sterminato, fino a confondersi col mare. Lo spunto per usare le nuvole a cornice delle parole del fiume lo devo ai suoi cieli larghissimi.
Ed è sempre qui che questa storia si conclude, col Brenta che, raggiunta Chioggia, sfocia nel mare.
 

 

*Chiara Spallotta nasce a Fossombrone (PU) nel 1989. Si diploma in Nuove Tecnologie dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino e in Comunicazione e Design per l’Editoria all’ISIA di Urbino. Si trasferisce poi a Bologna, dove vive e lavora come grafica e illustratrice freelance. Nel 2023 illustra il programma ragazzi Un Palco in Famiglia per il Teatro alla Scala di Milano e partecipa alla realizzazione del lungometraggio animato Invelle di Simone Massi. Nel 2025 pubblica, insieme a Marco Gnaccolini, il suo primo romanzo a fumetti, Mala del Brenta. La mafia del Nord-Est, edito da BeccoGiallo.