Una festa per Laura Orvieto

[di Ilaria Tagliaferri]

Immaginate di essere invitati, all’inizio del Novecento, a una di quelle feste di compleanno per le quali bisogna prepararsi con una certa cura, lisciarsi i riccioli ribelli, vestirsi bene e non pretendere di abbuffarsi di dolci. La prospettiva potrebbe sembrarvi poco divertente, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: la festeggiata è una donna colta e benestante, così come lo sono i suoi familiari e amici, ma in casa non c’è affatto un’atmosfera pesante né snob, e le porte sono realmente aperte a tutti, soprattutto a tutti coloro a cui piace ascoltare e raccontare storie.

A proposito di dolci, sappiate che al posto della torta di compleanno in sala vi aspettano straordinarie edizioni di libri per bambini illustrati e rari bozzetti d’artista con immagini raffinatissime: siamo pronti per entrare alla mostra che celebra i 150 di Laura Orvieto, Raccontare il mondo. Donne, letteratura e infanzia al Vieusseux, ospitata a partire dallo scorso 26 marzo presso l’Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze, e visitabile fino al prossimo 24 luglio.

Nata a Milano nel 1876 da una famiglia di religione ebraica, Laura Cantoni cresce in un ambiente molto vivace dal punto di vista intellettuale, e una volta sposato Angiolo Orvieto si trasferisce a Firenze, dove con il marito dà vita a un vero e proprio cenacolo culturale, fondando nel 1876 la rivista letteraria Il Marzocco. La festa parte proprio da qui: sono infatti gli articoli che Orvieto scrive per Il Marzocco che hanno ispirato le curatrici della mostra, Elisa Martini e Benedetta Gallerini, per dare vita a un viaggio tra le sue opere, ma anche tra quelle di coloro che l’hanno preceduta o le sono stati vicini, in una ricostruzione accurata e originale, che tiene conto delle relazioni, delle amicizie e degli antenati, in una sorta di grande collage nel quale si possono incontrare autori, autrici, libri, ma anche carteggi e documenti preziosi, frutto di un attento lavoro di selezione.

 

Il primo incontro, una volta arrivati sulla soglia della sala principale, è con la riproduzione lignea del cerbiatto Bambi: Orvieto aveva recensito negativamente il romanzo di Felix Satten, uscito per i Fratelli Treves nel 1930, ma lo aveva trovato adatto a una “visione filmica”. A giudicare dal successo riscosso poi dal film Disney, la scrittrice aveva visto giusto: è proprio questa sua costante tensione verso il futuro, questo sguardo proteso sempre in avanti, uno dei fondamenti principali della sua opera, anche dal punto di vista critico.

 

Al centro della sala che ospita la mostra ci sono le opere della protagonista della festa - ricordiamo tra le più celebri Le storie della storia del mondo e Leo e Lia, storia di due bimbi italiani con una governante inglese - circondate da “stanze” in cui trovano spazio sia gli “adulti” (la generazione di scrittori che ha preceduto quella di Orvieto, tra i quali Jules Verne e Louisa May Alcott) che le amiche fiorentine e quelle di provenienza più lontana. Orvieto aveva conosciuto proprio al Vieusseux donne come Sonia Naldi, Amelia Pincherle Rosselli, Maria Bianca Viviani della Robbia: grazie all’amore per la scrittura, la critica letteraria e l’illustrazione tra loro si era creata una vera e propria rete solidale, che si estese oltre i confini della città e che portò contributi importanti anche in ambito sociale. La mostra è quindi l’occasione per esplorare il lavoro di Orvieto, ma anche le opere di molte donne brillanti con le quali la scrittrice fiorentina aveva stretto rapporti vivaci, oggi non sempre ricordate quanto meriterebbero per il valore e l’ampio respiro culturale e civile del loro lavoro.

Elisa e Benedetta mi hanno raccontato il lavoro preparatorio all’allestimento della mostra, dove particolarmente importante è stata la selezione dei materiali, un lavoro complesso, vista la consistenza importante dei documenti. Nell’archivio Bonsanti è infatti conservato il fondo Laura Orvieto, con carte personali della scrittrice, testimonianze biografiche di vario tipo, contratti editoriali, stampe fotografiche, minute di lettere, agende, manoscritti e dattiloscritti, quaderni di appunti, riflessioni di vario genere, abbozzi e tracce per opere per l'infanzia rimaste incompiute.

 

Nel fondo sono conservate anche varie carte relative a La settimana dei ragazzi, rivista illustrata diretta dalla scrittrice dal 1945 al 1947 – in mostra ci sono alcune splendide testimonianze del periodico – assieme (udite, udite!) a lettere e osservazioni dei piccoli lettori e lettrici e a numerosi disegni, bozzetti e prove di stampa per le illustrazioni della rivista. Elisa e Benedetta mi hanno raccontato che le osservazioni dei bambini, che come ben sappiamo sanno essere particolarmente taglienti e a volte lapidari nei loro giudizi, sono molto interessanti, a conferma del fatto che spesso le cosiddette “note a margine” che si trovano sui documenti risultano straordinariamente vitali e significative per la comprensione del documento stesso, indipendentemente dall’età dello scrivente. Naturalmente adesso sono molto curiosa di scoprire cosa hanno scritto i bambini e tornerò presto a farmi viva con le curatrici, ma intanto mi soffermo su un paio di note a margine scritte da adulti e visibili in mostra, come quella dell’illustratore Vinicio Berti a proposito di una tavola “un po’ polemica” de La settimana dei Ragazzi o quella di Fiorenzo Faorzi che si raccomanda di curare le sfumature della neve e del fantoccio in un bozzetto.

 

I coniugi Orvieto erano stati promotori nel febbraio del 1908 di una società per le biblioteche gratuite per le scuole elementari e Laura collaborava costantemente con il progetto delle Bibliotechine Rurali, ideato da Paola Lombroso per raggiungere i bambini poveri delle campagne e basato su una straordinaria rete volontaria di lettori, amici, artisti, docenti, benefattori che tra il 1909 e la e il 1911 riuscì a dar vita a ben 450 bibliotechine, raggiungendo quasi trentamila piccoli lettori. In mostra sono presenti alcune delle cartoline illustrate che servivano per raccogliere fondi in favore del progetto, che raffigurano piccole scene di vita infantile, spesso con toni giocosi e con segno grafico essenziale: una testimonianza raffinata dell’attenzione e dell’impegno filantropico ed educativo che all’epoca caratterizzò l’opera di Orvieto e di molte altre intellettuali. Scriveva Orvieto sul Marzocco: “La storia delle bibliotechine rurali è piena di sacrifici piccoli e fecondi, di consolazioni date a chi ne aveva bisogno, di pensieri e atti d’amore. Le maestre perdute nel paesetto sulla montagna hanno sentito arrivare insieme col pacco dei libri un’onda di simpatia che avvivava l’anima solitaria e faceva avvertire i legami invisibili, prima ignorati, con altre anime. Questa simpatia vorrei che le donne portassero nella scuola e nella famiglia: questo ardore di bene nel quale scompare ciò che di gretto e misero germina in noi. Con nel cuore la serenità di questa simpatia e di questo ardore vadano le donne nelle scuole, fra i bambini: un avvenire più luminoso allora sarà nostro”.

A proposito di intenti educativi e di pedagogia, le curatrici hanno scelto di includere tra i vari documenti selezionati per l’esposizione anche i libri per bambini e ragazzi per i quali Orvieto ha lasciato una nota critica significativa: nelle vetrine della mostra, accanto a opere come Il Giornalino di Gianburrasca o Piccoli Uomini di Louisa May Alcott, c’è infatti la riproduzione del commento di Orvieto, originariamente pubblicato nella sua rubrica dedicata ai bambini sul Marzocco, che in poche righe ci dà esattamente la misura di quanto l’intento pedagogico ed educativo fosse per lei indissolubilmente legato alle storie da proporre ai piccoli lettori. Dai suoi commenti si evince, quindi, una certa avversione per le marachelle e per le birichinate - Il giornalino di Gian Burrasca viene definito una storia di “volgari birichinate di un ragazzaccio” - ma anche una notevole attenzione per le traduzioni, come quella di Piccoli Uomini di Louisa May Alcott, a cura di Ciro e Michelina Trabalza, che fu sonoramente bocciata per i troppi vocaboli inglesi italianizzati.

 

Colta, generosa, preparatissima anche per quanto riguarda la letteratura francese, inglese e nordica, oltre che per i classici latini e greci, Orvieto era una ferrea sostenitrice della pedagogia come pratica attiva, e una femminista convinta che aspirava all’educazione paritaria fra i sessi: amava scrivere e parlare in modo schietto e diretto, utilizzando un linguaggio che è allo stesso tempo immediato e curato. Oltre a scrivere, cosa che ha fatto per tutta la sua vita, si è dedicata con passione a collezionare libri e, instancabilmente, a leggere, spaziando dagli autori italiani a quelli stranieri. La mostra che celebra i suoi 150 anni è quindi un vero e proprio racconto di conoscenza, “dove le storie – osserva Elisa – non sono mero intrattenimento, ma uno strumento vivo che racconta la vita con le sue gioie e i suoi pericoli (compreso il Male, nei suoi più svariati aspetti) e che guida – non solo i bambini ma anche gli adulti dimentichi della meraviglia – verso l’ascolto e la visione del Mondo.” “Non è, infatti, un caso che questi testi – continua Benedetta – siano costellati da bellissime illustrazioni, come ad esempio quelle di Ezio Anichini che ha illustrato quasi la totalità dei libri di Laura Orvieto o quelle di Duilio Cambellotti o Aleardo Terzi per i libri di Térésah. Questa mostra è un’occasione unica per scoprire e ri-scoprire il fantastico e il meraviglioso di questa letteratura dimenticata”.

Un viaggio raffinato e vivace al tempo stesso, che ci porta a esplorare le radici di un passato in cui l’intreccio di voci, storie e segni grafici ha dato vita a opere preziose: oggi possiamo riscoprirle, grazie al loro lavoro di documentazione, con la dovuta attenzione per il contesto storico in cui sono collocate e per  i numerosi fili che le collegano le une alle altre.

Un filo importante, che dal 1953 è arrivato fino ai nostri giorni, è il Premio di Letteratura per Ragazzi Laura Orvieto, uno dei più antichi premi letterari italiani, nato per promuovere il valore della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza.

Il Premio, presieduto da Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze, si articola in due sezioni: un’opera destinata ai bambini fra i 6 e gli 11 anni; un’opera destinata ai ragazzi fra i 12 e i 15 anni. La giuria, presieduta da Agata Diakoviez (consulente libraria), è composta da Teresa Porcella (autrice, editor), Sara Campagnolo (libraia), Maria Novella Todaro e Matteo Biagi (insegnanti).

Se a questo punto siete pronti per festeggiare e volete visitare la mostra e le altre stanze dell’Archivio, ogni giovedì pomeriggio, ricordate che è necessaria la prenotazione, scrivendo all’indirizzo prenotazioni@vieusseux.it. o telefonando al numero 055290131.