[di Angelica Gerosa]
L’idea di fare questo libro sul collage è venuta da una buffa coincidenza. Avevo appena comprato il libro Un po’ di decoro di Francesca Zoboli, un libro della collana ‘due occhi dieci dita’, quando ho ricevuto una mail da Giovanna Zoboli per fare un progetto insieme. Ancora il progetto non ci era chiaro, ma dopo poco tempo ho messo a fuoco che più di tutto mi interessava parlare del collage, un insieme grandissimo con tanti sottoinsiemi da approfondire, e nello specifico inserirmi all’interno di questa collana, la 2.10, che invita alla pratica.

Progettare questo libro si è rivelato un modo per catalogare i vari tipi di collage che si possono realizzare, per dare parole a quello che faccio, una pratica per me ormai quotidiana e istintiva, che ho nelle mani e negli occhi. Tagli & Ritagli mi ha permesso di condividerla in maniera chiara.

All’inizio è stato difficile trovare il tono giusto: la mia direzione era troppo razionale e sistematica. Tra l’altro, volendo includere e citare tanti riferimenti storici, avevo reso la prima stesura noiosissima. Il confronto coi Topi è stato fondamentale in tal senso: Giovanna mi ha scritto un primo periodo di testo e da lì sono ripartita. Nel ricominciare mi sono lasciata guidare dal collage e dal gioco, dalle immagini che avevo pensato e dagli argomenti che via via mi venivano in mente. Era la pratica a dover stare al timone. Il testo è venuto dopo, in modo naturale. Non avrei mai immaginato, all’inizio, di scriverlo da sola, cosa che invece poi ho fatto, visto che nessuno meglio di me avrebbe saputo come spiegare le proposte di collage che in ogni pagina lancio ai lettori.


Ho iniziato a lavorare disponendo su un foglio, delle dimensioni reali che avrebbe poi avuto il libro, i vari elementi senza incollarli, cercando la composizione giusta, costruendo così le pagine. Successivamente le ho fotografate dall’alto: le immagini ottenute sono state la prima versione del progetto. Una volta approvate queste “bozze avanzate”, se così si può dire, ho scansionato ogni singolo elemento e ricomposto le tavole al computer. Il lavoro di digitalizzazione pezzo per pezzo è stato immenso, ma fondamentale per avere la libertà di spostare, in un secondo momento, gli elementi delle pagine composte da tanti collage, fare piccole modifiche per inserire le griglie per il testo, che ovviamente rientravano a far parte dello studio della composizione. Il mio lavoro è prima di tutto analogico, pensato e realizzato a mano, poi viene la fase di digitalizzazione.

Dopo un accenno introduttivo agli strumenti fondamentali per la tecnica del collage, il libro si apre con il tema dell’archivio, a me caro perché, un po’ come nella storia dell’uovo e la gallina, non riesco a ricordare se abbia iniziato prima a fare collage o prima a collezionare carte. So che da piccola avevo una risma di carta riciclata che è rimasta anni e anni sul termosifone, prendendo così un colore giallino e un’aria antica che mi piacquero molto: ne conservo ancora alcuni fogli. Ho sempre avuto in casa molto materiale per lavorare, mia mamma dipingeva e nelle sue tele usava carte di vario tipo che sovrapponeva e incollava; si trattava di carte cinesi, carte riciclate e spesso avevano texture particolari.

Penso che il culto della carta per me sia stato uno dei punti di partenza. Cercare carte e collezionarle è una cosa che faccio da sempre; non parlo di una tipologia specifica, anzi, più sono diverse fra loro e meglio è. Porto spesso via la tovaglietta gialla o verde di carta riciclata nelle osterie, cerco nei discount all’estero risme di carta riciclata colorata, nei negozi di roba vecchia vado a caccia di quaderni e cartoncini ingialliti, “l’avvo” (che sarebbe il papà-avvocato di una mia amica) mi manda le sue vecchie cartelle colorate tagliate in pezzi A4, A5 e A6, a volte semplicemente compro delle carte bellissime in negozi specializzati. La mia è una ricerca costante che mi porta ad accumulare tantissime carte, utili poi per creare i giusti contrasti. A volte passo un sacco di tempo a cercare un colore specifico che so di avere (dell’archivio conosco ogni pezzo e so da dove viene!) e che è proprio quello che mi serve. Di bianchi, ad esempio, ne avrò almeno dieci tipi diversi, dal bianco ottico al bianco avorio.

Oltre a cartelle di carte colorate divise per colore e a cartellette di pezzi avanzati da ogni lavoro (e quindi con una forma già di per sé interessante), ci sono quelle di immagini ritagliate da libri, enciclopedie e riviste che sono un altro filone di ricerca. Un periodo facevo anche foto con la macchina digitale (che purtroppo ora non uso più, nonostante fosse davvero bello), poi le stampavo e ritagliavo per inserirle nei collage.

Il materiale è talmente importante per me, che capita spesso che i miei progetti nascano da ciò che trovo piuttosto che il contrario. Una volta, partecipando a un mercatino di illustratori, il caso volle che fossi accanto allo stand della Fedrigoni (un sogno praticamente!): ho ammirato le loro carte appese per tutto il tempo e dato che continuavo a cadere a cusa delle folate di vento, a fine giornata ho chiesto loro se per caso le avrebbero buttate. Credo di aver venduto pochissimo a quel mercatino, ma in compenso sono tornata a casa con una scatola piena di carta - ai miei occhi un guadagno anche maggiore. Nei mesi successivi, usando quei bellissimi cartoncini come basi, ho realizzato una serie di circa 70 fiori in collage, che sono stati poi selezionati dalla Society of Illustrators 2023. Questo per dire come a volte un buon progetto nasca proprio da una bella carta.

Vorrei che il mio libro fosse per i bambini un invito a crearsi un proprio archivio di carte e a scoprire come la tecnica del collage sia un modo divertente di disfare e rifare delle immagini. Il collage è una pratica che richiede osservazione e istinto, perché bisogna usare gli occhi, muovere le mani e poi sentire. Bisogna pensare, ma non troppo, cercare una composizione giusta ed equilibrata, ma anche affidarsi a tentativi casuali, saper aggiungere, ma non riempire.
Non si deve decidere tutto subito, basta cominciare a giocare!
