Pasqualina e il fatale sdoppiamento

[di Ilaria Tagliaferri]

Irruente, comica e spregiudicata: torna in libreria l’irrefrenabile creatura a testa in giù creata da Beatrice Alemagna! Stiamo parlando proprio di lei, la pipistrella Pasqualina, giunta con Chi dei due? alla sua terza avventura dopo Manco per sogno e Il top del top.

Occhi grandi, ali rosa e bocca che può diventare gigante, la piccola pipistrella è in tutto e per tutto “una figlia della ridarola”, come l’ha definita Giovanna Zoboli, vispissima e scalmanata, curiosa all’inverosimile e testarda, capace di dare vita, anche con la metamorfosi del suo corpo (o di coloro che le sono vicini), a sconquassi e colpi di scena che rendono le sue storie un vero e proprio tourbillon di sorprese e di allegria.

In questo terzo capitolo delle avventure dedicate a Pasqualina la nostra beniamina si ritrova a fare i conti con un antipatico litigio dei suoi genitori, scatenato dalle divergenti opinioni dei due in materia di cottura dei grilli, che il papà vuole a tutti i costi fare fritti e la mamma vorrebbe invece bolliti.

Un motivo futile per litigare, ma tant’è: d’altronde è vero o no che spesso, tra gli adulti, funziona così? Mentre i due brontoloni si perdono in grida intorno ai fornelli Pasqualina ricorre a uno dei suoi movimenti preferiti: si stira a più non posso!  Già in Manco per sogno lo stiracchiamento ci aveva colpiti perché era il movimento dei suoi genitori alla fine della storia, nel momento in cui ritrovavano le loro reali dimensioni dopo essere stati ridotti a piccolissimi, e come dimenticare quella sorta di ripetuto stretching sbavoso che fa Pasqualina dal carrello della spesa verso la mamma in Il top del top, pregandola di comprarle le più nefande schifezze offerte dagli scaffali del supermercato?

In Chi dei due si torna a stiracchiarsi, e il super allungamento della nostra pipistrella, stufa della discussione parentale, la porta addirittura a sdoppiarsi e a trasformarsi in Pasqua-mamma e Papà-squalina. Le due si guardano crucciate e sembrano in un primo momento ricalcare la litigiosità dei genitori, ma ben presto si rendono conto che essere doppie potrebbe fruttar loro una serie di golosi privilegi, come il doppio compleanno.

Il dissidio tra gli adulti, però, continua e conduce a un momento di separazione: per cambiare aria la mamma trascina una riluttante Pasqua-mamma a cena dalla gracidante famiglia Rosponi, mentre il papà rimarrà a casa con Papà-squalina a gustarsi i grilli fritti. Ci penseranno la musica e la danza, con la loro meravigliosa forza evocativa, a metter lo zampino nella riconciliazione tra i due, ma non vi sveliamo come per non guastarvi la sorpresa (e la dolcezza) di scoprirlo da soli. E le Pasqualine, rimarranno così, sdoppiate? Vi basti pensare che, di fronte all’angusto dilemma del dover scegliere tra chi dei due genitori abbia alla fine avuto ragione, le pipistrelle prenderanno una saggia decisione, come spesso sono capaci di fare i bambini nei loro perenni equilibrismi, in bilico tra desideri e realtà.

Quella narrata in Chi dei due è ancora una storia di parapiglia quotidiani tra grandi e piccini, e di sentimenti contrastanti: i litigi tra genitori sono a tutti gli effetti, nelle giornate bambine, tra le esperienze più difficili da gestire, e fanno male. Alemagna ha rappresentato i sentimenti di Pasqualina, nel suo universo gioioso e imperfetto, con il consueto estro antiretorico che la contraddistingue: se è vero che la pipistrella e i suoi genitori non si abbandonano certo a toni drammatici o violenti, è pur vero anche che il conflitto c’è a tutti gli effetti, borbotta e si accresce, scatenando nella piccola protagonista una reazione, anche fisica, che ben risponde a quella sensazione ingombrante di sentirsi tirati da una parte e dall’altra che si prova da piccoli a stare in mezzo alle discussioni dei grandi. Pasqualina si allunga, si tira come un elastico perché le grida dei due adulti la fanno arrabbiare e pensare di non sapere che pesci prendere e con chi dei due schierarsi, ma la vivacità e la leggerezza di tutto lo strampalato mondo che la circonda (compresi i Rosponi con le loro voci stonate e le maracas da scuotimento) trasformano il disagio e la tristezza da litigio in un momento tenero e spassoso allo stesso tempo.

Ritorna in Chi dei due quella natura affettuosa e un po’ misteriosa tanto cara ad Alemagna, che fa da sfondo alle avventure della nostra creatura alata, con i grandi alberi che ospitano al loro interno le case degli abitanti del bosco, piene di deliziosi oggetti domestici, uno stagno verde e una vallata in cui i suoni rimbalzano fortissimi, e piccoli sentieri da percorrere mentre si fanno progetti per il futuro, con il passo complice dell’amicizia. Una natura che protegge, racconta, nasconde e svela, rendendo la storia - già di per sé piena di ritmo - ancor più vivace e tutta da esplorare, tra odori, colori e forme. È una storia dove trovano spazio la malinconia, i ricordi, i dubbi e la rabbia: del resto anche in Manco per sogno e Il top del top avevamo incontrato cambiamenti di vita importanti, come l’ingresso a scuola, o la frustrazione infantile del vedersi negati i piaceri delle agognate schifezze da mangiare o da indossare. Alemagna, lo sappiamo bene, riesce a narrare le vicende dell’infanzia con sguardo profondo, rispettoso e giocoso allo stesso tempo, dove trovano spazio sia l’attenzione alle parti più delicate e in ombra del mondo infantile, che le aperture al bizzarro, all’estro, alla curiosità selvaggia, alla gioia dura e pura della marachella, del gioco, dell’immaginazione che rimette al proprio posto ogni spigolo e ogni asperità, senza mai minimizzarle.

I bambini avranno forse voglia di stiracchiarsi un po’ dopo aver incontrato la terza storia di Pasqualina, forse addirittura di stare appesi a testa in giù da qualche parte, fosse solo per il gusto di vedere cosa succede a penzolare indisturbati (del resto, non si può mica sempre litigare o stare in mezzo ai litigi): se nel secondo caso la cosa ci pare più complicata da realizzare, una gustosa stiracchiata e magari un bella risata, invece, ci auguriamo proprio che se le possano godere, certi che la nostra pipistrella birbante li starà a guardare dalle pagine del libro avviluppata nelle sue ali rosa e con un sorriso dei suoi, tra il sornione e il soddisfatto.