Per il ciclo di interviste dedicato alle Case dei Topi, a cura di Beatrice Bosio, oggi parliamo con David Tolin della libreria Pel di carota di Padova. Qui trovate le altre interviste alle nostre librerie fiduciarie: Nuova Editrice Berti di Parma; libreria L’Altracittà di Roma; librerie Lo Stregatto di Locarno e Leggiamo di Fanano; libreria Fantasia di Bergamo; libreria Castello di Carta di Vignola; libreria Controvento di Telese Terme; libreria Casa sull’albero di Arezzo; libreria Mutty di Castiglione delle Stiviere; libreria Piccoloblu di Rovereto; libreria MarcoPolo di Venezia; libreria Radice-labirinto di Carpi; Libreria Svoltastorie di Bari; Libreria (e festival) Tuttestorie di Cagliari; Libreria GiraeVolta di Jesi; Libreria Momo di Ravenna; Libreria Gli anni in tasca di Pisa; Libreria Farfilò di Verona; Libreria degli Asinelli di Varese; Spazio Libri La Cornice di Cantù; La tana del Bianconiglio di Maerne di Martellago; La Pazienza Arti e Libri di Ferrara; Testolinee Libreria dei Ragazzi di Manduria; Libreria Aribac di Milano; 365 storie di Matera; Libreria Dudi di Palermo; Libreria Trame di Bologna; Libreria Punta alla Luna di Milano; Libreria Baobab di Porcia.
Mi racconti Pel di carota in breve?
Pel di carota è nata quindici anni fa, l’11 settembre 2010. A darle vita gli stessi che oggi ci lavorano ancora: Arianna Tolin, ex maestra, stufa delle burocrazie scolastiche, appassionata di illustrazione; Maurizio Citran, all’epoca neo-papà, traduttore e impiegato comunale; e io, David Tolin, in quel periodo ancora dipendente di Giannino Stoppani cooperativa culturale e col pallino dell’editoria per ragazzi.
Pel di carota si trova al numero 29 di via Boccalerie, una delle più belle viuzze del centro di Padova. Un unico open space di circa 90 mq con libri per tutti, dagli 0 ai 99 anni (da qualche anno, infatti, abbiamo dedicato più di un piccolo scaffale ai libri per adulti).
Non abbiamo una vera e propria specializzazione, fatta eccezione per la nostra particolare predilezione nei confronti di tutto ciò che è frutto dell’editoria francese/francofona: da Tomi Ungerer a Gabrielle Vincent e Katy Couprie, da Hector Malot a Jean-Claude Mourlevat e Bernard Friot, per non dimenticare la divulgazione di Guillaume Duprat e i fumetti di Magali Le Huche e Jordi Lafebre (anche se forse preferiamo la scuola italiana di Battaglia e Nidasio).
Come si struttura Pel di carota? Come la maggior parte delle librerie specializzate, che si fanno in quattro per veicolare i buoni libri: attraverso incontri, presentazioni, letture, atelier, mostre (anche se meno rispetto all’inizio), corsi di formazione...
Un indizio della vostra passione per l’editoria francese è il nome stesso della libreria: come lo avete scelto?
Il classico di Jules Renard, che in generale consigliamo solo agli adulti, è certamente un primo indizio che palesa la nostra vicinanza alla cultura d’oltralpe.
Pel di carota è, se non figlia, sicuramente nipote della libreria Giannino Stoppani e volevamo che, come la parente bolognese, omaggiasse col suo nome la letteratura, francese in questo caso. Il Piccolo Principe, scartato subito; Senza famiglia, una nostra passione, come In famiglia, ma per una libreria non funzionavano; tra i vari Verne Phileas Fogg, troppo aristocratico, e Michele Strogoff, troppo sovietico.
Insomma, per farla breve, quando finalmente siamo incappati nella criniera di François Lepic, ci siamo detti che questo colore (pensavamo già al logo!) sarebbe stato il dettaglio che ci avrebbe contraddistinto, pur non essendoci tra noi nessuno coi capelli rossi.
A proposito del logo, chi lo ha realizzato?
Arianna, che, oltre a essere appassionata di illustrazione, si diletta a lavorare con la sgorbia (e ora, dopo un incontro con la vostra Clementina Mingozzi, anche con le forbici). Io avevo trovato uno splendido Poil de Carotte, illustrato nel 1907 da Francisque Poulbot, un artista che ha tra l’altro una bellissima storia legata all’infanzia e a Montmartre, in particolare a Rue Lepic (tutto torna, alla fine!). Ma non divaghiamo: Arianna ha lavorato l’illustrazione di Poulbot sul linoleum e poi abbiamo cercato un font che sposasse ben con l’immagine.
La scelta di aprire la libreria a Padova ha a che fare con le vostre origini? Mi descrivi il contesto da un punto di vista culturale?
Padova è la città mia e di Arianna, mentre Maurizio è vicentino. Tutti e tre, però, abbiamo studiato qui.
La città è abbastanza vivace e l’università è sicuramente una presenza importante, anche se noi ci abbiamo collaborato raramente e solo all’inizio: con la professoressa Lombello, all’epoca docente di Storia della Letteratura per l’infanzia, e con il Museo dell’Educazione.
Pel di carota ha sempre cercato di condividere la sua “missione” culturale con istituzioni e associazioni cittadine: le Biblioteche Civiche, il festival Fiera delle Parole, il Cinema1 (Centro Universitario Cinematografico), Abracalam (un’associazione che si occupa di danza e teatro), l’Euganea Film Festival (anche se di Monselice), Alliance Française, il recente festival “Autori in città”. Da qualche anno, assieme ad altre librerie indipendenti della città, stiamo progettando delle giornate in primavera e in autunno dedicate ai libri (come il catalano Sant Jordi).
In più, la città è sempre stata per noi fonte di ispirazione per l’organizzazione di numerose “passeggiate letterarie”: quelle dedicate a Mistica Maëva, personaggio fortemente legato alla città e uscito dalla penna di Laura Walter; quelle su Shakespeare, Wilde e Hugo, tre grandi drammaturghi che hanno ambientato alcune loro pièce proprio qui a Padova; quella con protagonista Madame Bovary, forse la più inconsueta e di cui parleremo volentieri a chi, interessato, vorrà chiedercene lumi (via mail?).
Come vi distribuite il lavoro da Pel di carota?
Inizialmente, a parte alcune mansioni indispensabili per l’esercizio della professione e quindi condivise tra tutti e tre, ci siamo suddivisi il lavoro sulla base della nostra diversa formazione: chi si occupava di aspetti più amministrativi (scartoffie, fatture, pagamenti), chi di incontri e atelier in libreria, chi della programmazione di eventi e progetti. Oggi, dopo quindici anni, tutti e tre facciamo tutto, anche se ovviamente c’è ancora chi adora più degli altri leggere a voce alta nei pomeriggi del sabato, chi preferisce organizzare le “passeggiate letterarie” e chi sa essere paziente anche con i clienti in cerca di libri sulle emozioni.
A differenza di Arianna e Maurizio, hai iniziato a fare il libraio ben prima di Pel di carota: quali libri ti hanno particolarmente segnato e convinto, forse, a voler fare questo mestiere? E perché, citando le tue parole all’inizio, proprio il pallino per l’editoria per l’infanzia?
Ci vorrebbero molte righe per rispondere bene a questa doppia domanda, ma sarò breve, promesso, ed eviterò di scomodare Freud, le letture infantili di Gianni Rodari e Laura Orvieto.
Il mio interesse per l’editoria per ragazzi risale al periodo degli studi universitari: frequentavo Scienze dell’Educazione a Padova e sognavo di diventare un bibliotecario scolastico. Peccato che in questo paese non fosse prevista (ma potrei anche usare il presente!) una simile figura educativa, e che addirittura non fosse proprio contemplata in molte scuole la presenza della biblioteca. Ma smettiamola con l’ironia! Compreso il piccolo impiccio, mi sono “ritrovato” in Francia, dove ho provato, invano, a cercare lavoro nel mondo dell’editoria per ragazzi. Lì, però, ho continuato a leggere tanti libri per ragazzi (avevo appena concluso un “mémoire” sulla letteratura per adolescenti).
Per rispondere alla prima domanda, quindi, benché sia difficile individuare singoli titoli che abbiano segnato la mia scelta, distinguerei tra quelli precedenti al mio soggiorno in Francia (alcune pagine di Aidan Chambers, Roald Dahl, Philip Pullman, alcuni romanzi delle collane ‘Short’ e ‘I corti’) e quelli successivi (Jean-Claude Mourlevat, Marie-Aude Murail, Malika Ferdjoukh). Tutti romanzi, appunto. Per quanto riguarda gli albi, invece, ne indico solo uno, scoperto in una grande libreria di Lille, che è Une histoire à quatre voix (pubblicato in Italia da Camelozampa con un titolo più fedele all’originale inglese, Voci nel parco). È uno stupendo “romanzo visivo” scritto e illustrato da Anthony Browne, che, a partire da una trama semplice, intreccia parole e colori in maniera straordinaria.
Cosa ti affascina tanto di Voci nel parco, e più in generale della produzione di Anthony Browne? Ci sono altri autori o illustratori di cui apprezzi particolarmente il lavoro?
I romanzi “corali” mi sono sempre piaciuti molto: forse è stato proprio questo a farmi adorare fin da subito l’albo, oltre ai suoi colori, i suoi dettagli nascosti, le sue citazioni di grandi artisti. Nel suo Un gorilla. Un libro per contare, uscito in Italia per Kalandraka, si trovano a mio avviso gli occhi più intensi e commoventi mai illustrati prima.
Oltre a Browne, sono tanti gli illustratori che amo. Mi considero un lettore, specialmente di immagini, molto tradizionale, a cui piacciono per lo più stili e colori molto figurativi, realistici. Detto questo, tra i contemporanei, a parte quelli già citati, ricorderei Erin Stead, con le sue incisioni su legno che trovo davvero fiabesche; Sara Lundberg, i cui colori sono la felice scoperta più recente; e Albertine, con le sue potenti campiture. Gli uccelli (testo di Germano Zullo, edito da Topipittori) ci ha accompagnato, e continua a farlo, fin dall’inizio, quando è stato scelto per una delle letture coreografiche tenutesi durante l’inaugurazione della libreria.
Per finire, pensando al panorama italiano, sono legatissimo a Maurizio Quarello, tanto alle sue tempere quanto alle sue matite, e alla spontaneità e al brio di Vittoria Facchini.
Come scegliete a grandi linee i libri che mettete a scaffale da Pel di carota? E adottate criteri diversi nella selezione dei titoli a seconda del loro target, tra quelli per l’infanzia e quelli per gli adulti?
Ci piace definirci curiosi nella scelta dei libri: cerchiamo di selezionare con grande attenzione tra le molte novità delle grandi case editrici, per poi focalizzare la nostra ricerca sui cataloghi dei piccoli indipendenti.
Per quanto riguarda il target, per creare il nostro piccolo scaffale di libri dedicati al pubblico adulto ci siamo concentrati sul lavoro, da un lato, di qualche casa editrice – Iperborea, Marcos y Marcos, Sur... e, dall’altro, di autrici e autori per ragazzi che pubblicano anche romanzi per adulti – Tove Jansson, Bianca Pitzorno, Angela Nanetti (di cui consiglio l’ultimo bellissimo titolo, Dietro l’orizzonte un mondo, edito da Vallecchi).
Quali sono i titoli più venduti da Pel di carota dall’apertura a oggi? E cosa raccontano secondo te della libreria e di chi la frequenta?
Il nostro libro più venduto in assoluto è L’uccellino fa... di Soledad Bravi (Babalibri). Sempre di Babalibri, molto venduti sono i titoli di Mario Ramos e quelli della serie di Philip ed Erin Stead con protagonista Amos Perbacco. Vendutissimo è poi un nostro grande amore, Olivia di Ian Falconer (Nord Sud edizioni), il primo titolo ma anche quello “veneziano” (pubblicato da Stoppani editore). Tra i titoli di narrativa, c’è ovviamente la prima raccolta di Bernard Friot; Le avventure di Mistica Maëva di Laura Walter (Rizzoli), soprattutto il volume veneziano e quello padovano, a cui abbiamo dedicato alcune delle già citate “passeggiate letterarie”; lo spassosissimo Il trattamento Ridarelli di Roddy Doyle (Salani editore); molti Rodari; più recentemente il primo titolo, Enid, della saga Quattro sorelle di Malika Ferdjoukh (Pension Lepic).
Cosa dicono di noi e dei nostri lettori questi titoli? Sicuramente che suggeriamo spesso i libri che più ci piacciono (ma non funziona sempre così?!) e che i nostri clienti si fidano; che gli scaffali degli albi illustrati sono i più frequentati; che i “classici” (Leo Lionni, David McKee, Michael Rosen, Quentin Blake, Eric Carle) sono ancora tenuti molto in considerazione da tutti; che spesso siamo riusciti a valorizzare i premi Orbil della nostra ALIR (Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi), come I numeri felici di Susanna Mattiangeli e Maurizio Corona (Vanvere edizioni) e Fuori Fuoco di Chiara Carminati (Bompiani); che nostro malgrado “rabbia” e “cacca” sono temi vincenti; ma anche che qualche volta vinciamo scommesse difficili, proponendo titoli poco di tendenza, come Otto sulla neve di Tom Schamp (Timpetill edizioni), come l’insolito fumetto Aspettando il vento di Francesco Niccolini, Luigi D’Elia e Simone Cortesi (BeccoGiallo editore), o il dramma dal finale conosciuto Storia di Marinella. Una bambina del Vajont di Emanuela Da Ros (Feltrinelli Kids).
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Del catalogo Topipittori, di cui Pel di carota dispone in quanto Casa dei topi, quali sono i tuoi titoli preferiti e perché?
Un’altra domanda difficilissima a cui rispondere brevemente, pur essendo una Casa dei topi... il catalogo è così variegato e ricco! Ci permettiamo, quindi, di barare un po’ indicando i nostri artisti preferiti, pur essendo diversi per stili e tecniche: Mariachiara Di Giorgio, Sylvie Bello, Carll Cneut, Alicia Baladan, Rotraut Susanne Berner, Viola Niccolai, Guido Scarabottolo.
Citiamo anche, sempre per eludere un po’ la domanda, collane geniali come la ‘PiPPo’ e la ‘PiNO’, la strepitosa selezione di libri di poesia ‘Parola magica’, e la non facile ma importante collana di romanzi autobiografici ‘Gli anni in tasca’ (di cui adoro in modo particolare l’irriverente Senza TV di Guillaume Guéraud).
Se poi fossimo costretti a scegliere il famoso libro da portarci sull’isola deserta, allora (e continuiamo a barare!) ne indicheremmo tre: lo splendido bestiario poetico Vorrei avere di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani, che ci parla di desideri semplici ma profondi (anche noi vorremmo avere “le ali dell’oca selvatica il giorno della partenza”); il labirintico e sontuoso appartamento di Velluto. Storia di un ladro di Silvana D’Angelo e Antonio Marinoni, dove testo e illustrazione cesellati si compenetrano in maniera straordinaria; e le bellissime Poesie per aria di Chiara Carminati e Clementina Mingozzi (anche qui ci piace volare con i neri mantelli, veri premonitori primaverili).
Chi cura l’allestimento della vetrina di Pel di carota? Ogni quanto spesso cambia e cosa c’è di esposto adesso?
In via Boccalerie 29 la “commessa muta”, definizione che ci venne fornita anni fa, in un’altra vita e in altri ambienti, da una collega, è abbastanza piccola: 2 metri scarsi di larghezza (l’altezza è poco sfruttabile, dovendo permettere ai passanti di riuscire a vedere dentro). Per questa ragione variamo spesso la vetrina: ogni due settimane, a volte dieci giorni, esponiamo libri diversi in ragione di eventi che vogliamo pubblicizzare, novità che vogliamo valorizzare, colori (ogni anno a Natale facciamo una vetrina “bianca”, a novembre ci è capitato di farla “nera” per sottolineare la nostra astensione dal black friday), temi o parole chiave, autori (nel 2023 abbiamo inaugurato i “tour” virtuali nelle librerie degli eredi di Tomi Ungerer). A volte è l’incongruità “ragionata” a dettare le nostre scelte in materia di allestimento, oppure eventi esterni alla libreria, legati alla cultura, alla storia (da febbraio 2022 non manca mai in vetrina La storia del toro Ferdinando di Munro Leaf edito da Rizzoli, a volte sostituito da La conferenza degli animali di Erich Kästner del Battello a Vapore).
In questo momento, dopo una vetrina dedicata a cani e gatti (abbiamo da poco iniziato a collaborare con il Canile di Rubano), a stuzzicare la curiosità di passanti (fisici e digitali!) sono libri accomunati, nei titoli, da una semplice sillaba. Di seguito qualche esempio: NOvelle fatte a macchina di Gianni Rodari (Einaudi ragazzi), AutunNO di Rotraut Susanne Berner (Topipittori), BastaNO cinque ciliegie di Vittoria Facchini (Terre di mezzo), il bellissimo Alle sette del mattiNO il mondo è ancora in ordine di Eric Lawson Malpass e Franco Matticchio (Vanvere edizioni).
Chi sono i lettori e le lettrici che frequentano Pel di carota?
Che dire dei clienti di Pel di carota?! A parte quelli/e che entrano per chiedere “libretti” o “libricini”, o che domandano testi sulla cacca, su emozioni e paure, sono persone attente all’importanza della lettura e del libro.
È cambiato, e se sì come, il tuo lavoro di libraio nel corso del tempo? E quali sono secondo te le principali sfide del mestiere oggigiorno?
Faccio il libraio da ormai più di vent’anni, prima per Giannino Stoppani, poi per un’altra Casa dei topi, il Castello di carta. Ho sempre fatto questo lavoro costruendo tutto a partire dalle storie, dagli autori o illustratori, dalle case editrici, dai personaggi, dai generi... mettendo il libro al centro, insomma. In via Boccalerie, i libri, oltre a venderli, li leggiamo (non tutti!), li studiamo (alcuni in particolare!), li proponiamo, li presentiamo, li condividiamo, li portiamo nelle scuole, li “valutiamo” (attraverso il premio Orbil di ALIR), li facciamo diventare mostre e formazioni. Con i libri ci giochiamo e facciamo giocare gli altri... Abbiamo sempre fatto così, anche se negli ultimi anni sta diventando sempre più difficile portare i lettori e le lettrici, grandi o piccoli che siano, in libreria. La sfida più difficile per noi, qui a Padova, è appunto far tornare le persone a frequentare e abitare Pel di carota.
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Mi dici una cosa che ti piace molto di questo lavoro e una che ti piace decisamente meno?
La cosa che più mi piace in libreria è sedermi al tavolino di Babar e leggere al/la piccolo/a cliente un pezzettino di Federico, cercare l’ennesimo berretto perso di Susanne, assaggiare i biscottini alla marmellata di fichi del signor Mack, ascoltare le domande che Leo e Lia pongono alla loro mamma, scoprire le idee geniali di Nick Allen, e potrei continuare così ancora a lungo...
La cosa che più detesto, invece, è rispondere a domande stupide.
Per salutarci ti chiederei un’ultima buona (e breve) ragione che convinca i lettori e le lettrici del blog a far presto visita a Pel di carota.
Perché venire da Pel di carota? Ma perché, come tutte le buone librerie indipendenti, è una miniera di storie, e ognuno può trovarci, solo o con l’aiuto dei librai, quella giusta che fa per lei o lui!